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Tiziano Ferro al Maradona: patrimonio di un’umanità pop

  • 8 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min


Tiziano Ferro al Maradona: patrimonio di un’umanità pop

Di Irene Maffettone

 

Ci sono concerti che si sentono addosso ancora giorni dopo. E quello di Tiziano Ferro allo Stadio Diego Armando Maradona è uno di quelli. Sto parlando di una di quelle serate in cui la musica smette di essere intrattenimento e diventa rifugio, esperienza, memoria. Napoli lo aspettava da tre anni, e lui è arrivato come se non fosse mai andato via.

L’ esordio è una dichiarazione d’intenti: le note del suo ultimo singolo, Sono un grande, aprono la serata con un’energia visiva travolgente. Una schiera di ballerini hip-hop incornicia la scena mentre l’artista - in smoking glitterato e microfono ad archetto - si mette in gioco senza riserve, balla, scherza, si commuove. Non è la star inaccessibile su un piedistallo: è un artista che sceglie di stare nel mezzo, tra la musica e chi la vive.

La scaletta attraversa oltre trenta brani iconici, un viaggio di venticinque anni che ha dato voce a intere generazioni, che ha curato ferite e accompagnato amori. C’è spazio anche per la vulnerabilità: un momento intimo, solo sul palco con l'asta del microfono, fermo, in cui il clamore dello stadio si trasforma improvvisamente in silenzio condiviso.

Poi arriva il colpo di scena della serata. Tiziano lo annuncia come “il re di Napoli” e poi Sal Da Vinci, che sale sul palco tra l'ovazione del Maradona: insieme intonano Il regalo più grande e Per sempre sì, il brano vincitore dell’ultimo Festival di Sanremo.

Il cantautore di Latina ride, piange e soprattutto emoziona. Subito dopo il duetto con Sal strappa una risata generale commentando la sua recente separazione da Victor Allen: Non posso fare il balletto, non ho l'anello!”

La serata si carica poi di un’emozione diversa, più intima, con l'omaggio a Raffaella Carrà sulle note di E Raffaella è mia, un tributo che stringe la gola e ricorda quanto certe assenze non smettano mai davvero di farsi sentire.

Nel frattempo, nel mondo social, tra commenti, giudizi affrettati e sentenze pronunciate a distanza,  c’era persino già chi lo aveva dato per sconfitto con illazioni e commenti scorretti pronti ad attaccarlo: ha il fiatone” o “ha perso la voce”. Ma uno stadio che canta ogni parola a memoria, che ride e piange insieme a lui per oltre due ore filate, racconta una storia diversa. Quella che si può capire solo se si è scelto di esserci. Non da uno schermo, ma in carne e ossa, sotto le stesse luci.

E allora lo lasciamo congedare come ha voluto: maglia del Napoli sulla pelle, le note de Lo stadio e Xdono a chiudere il cerchio, e una promessa al Maradona che suona come una dichiarazione d’amore. Dalle parole di Tiziano:con questa maglia ci andrò anche a dormire, ricordandomi di Napoli, uno dei posti del cuore, di sempre e per sempre”.

 

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Tiziano Ferro al Maradona: patrimonio di un’umanità pop

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