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L’io e gli altri, identità e immagine: i poli opposti dell’esistenza indagati da Emmanuel Carrère nel libro “I baffi”

  • 1 giu
  • Tempo di lettura: 3 min


di Carmine Parolisi


Una catena di eventi inspiegabili e uno stato confusionale sono il nerbo dell’opera di Carrère, scrittore dallo stile duttile attratto dai recessi più oscuri della psiche umana. Tutto ha inizio da un’idea quale la rimozione dei baffi dal proprio volto dopo ben dieci anni, un’azione apparentemente banale che genera una profonda voragine psichica, destinata a scardinare un intero sistema di certezze, valori e convinzioni.

Il protagonista del romanzo I baffi edito da Adelphi è un giovane borghese dalla vita ordinaria, un architetto parigino senza nome: non è un caso che l’autore scelga volutamente di sottrarre al suo personaggio il primo segno di riconoscimento dell’uomo, poiché il tema focale si rivela essere il concetto dell’identità esplorato in una duplice dimensione individuale e sociale.

 

Dallo sfondo di una realtà quotidiana si passa a una lenta e graduale discesa in un cosmo assurdo, nel quale passato e presente diventano un’unica matassa indistinta da sbrogliare. A partire da un semplice dettaglio l’autore ci trasporta nel vissuto del protagonista e nel complesso dei suoi rapporti interpersonali. Il salto da una vita stabile a un’esistenza frammentaria è spiazzante: “perché nessuno si accorge del mio nuovo viso sbarbato? Perché mia moglie Agnès, così come i miei colleghi, negano che io abbia avuto i baffi?” Queste sono le domande che balenano nella mente dell’uomo mentre le giornate si ripetono nella loro normalità, vanificando il suo gesto che passa completamente inosservato. L’onda inaspettata di indifferenza e negazione lo travolge, gettandolo in una spirale di dubbi e ossessioni che catapultano il lettore in un mondo paradossale dalle atmosfere tipicamente kafkiane, dove manipolazione e allucinazione si richiamano a vicenda.

 

Le illazioni del protagonista si proliferano al punto da insidiare le fondamenta di un io sempre più fragile e incerto: una cospirazione organizzata alle sue spalle, un semplice scherzo o i sintomi allarmanti di una delirante follia? Preso da questo groviglio di sospetti, passa al vaglio tutte le ipotesi possibili soprattutto quando l’atteggiamento della moglie intensifica il suo stato d’inquietudine; la negazione si sparge su momenti di vita cruciali che, improvvisamente, diventano solo parte di un mondo immaginario. Il lettore riesce ad avvertire la voce disperata del protagonista che scava in ogni angolo della sua mente per dimostrare la fondatezza delle sue versioni, mettendosi sulle tracce di una verità sempre più oscura e sfuggente. Più va avanti, più realizza di trovarsi dinanzi a un bivio ed è chiamato a prendere una scelta irreversibile: proteggere la propria presunta identità o salvare l’immagine sociale?

Le storie scritte da Carrère hanno un’abilità impeccabile: ti ritrovi di colpo in un viaggio onirico senza averlo previsto, le illusioni percettive si mescolano sapientemente alla realtà empirica e all’insieme degli avvenimenti situati in quel punto mediano tra probabilità e irrealtà. La carica persuasiva della scrittura riesce a disorientare di continuo e a capovolgere le parti di un enigma impossibile da risolvere, poiché il carattere ambivalente della realtà non ci consentirà mai di afferrare una verità fissa e universale. L’autore parigino punta invece a sondare una realtà nascosta, plasmata da ogni individuo con le proprie esperienze e con la propria visione delle cose. Le sue letture non lasciano risposte certe, non ti è dato sapere da che parte si trova il vero o il falso, puoi soltanto riflettere sui rapporti tra razionalità e follia. All’uomo non resta che tentare in tutti i modi di comprendere la sua natura per non cadere nella trappola di un’identità fittizia, tenere lontana ogni approvazione o validazione esterna e lottare senza sosta contro il rischio dell’annullamento di sé.

® Riproduzione Riservata

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