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IO & L’IA, di Fabio Pisano. Concept, soggetto e direzione scientifica di Nadia Carlomagno. Regia di Marcello Cotugno. Al teatro “Sala Assoli – Moscato” l’8 luglio 2026 per il Campania Teatro Festival

  • 11 lug
  • Tempo di lettura: 2 min
IO & L’IA, di Fabio Pisano. Concept, soggetto e direzione scientifica di Nadia Carlomagno. Regia di Marcello Cotugno. Al teatro “Sala Assoli – Moscato” l’8 luglio 2026 per il Campania Teatro Festival

Di Antonio Tedesco

 

Vero o falso, originale o riprodotto, naturale o artificiale. La verità è che ci siamo incagliati. Non sappiamo cosa fare. Le macchine pensano per noi. Ne siamo affascinati, ma ne abbiamo anche paura. Abbiamo cominciato timidamente ad usarle, ma ne diffidiamo. Ne intravediamo tutte le possibili potenzialità, ma temiamo che ci possano soverchiare, o forse, addirittura, annientare. Signore e signori ecco a voi l’IA (o, per dirla all’americana, invertendo le lettere, l’AI). Questo possente macinatore di dati che irrompe nelle nostre vite, presentandosi come un “facilitatore”, un “risolutore di problemi”, uno che sembra non chiederti niente in cambio, salvo risucchiarti in un rapporto di dipendenza che rischia di divorarti l’anima. Siamo tutti disorientati, come sempre succede di fronte ai grandi cambiamenti epocali. Si va dall’entusiasmo incondizionato, alle timide aperture, al rifiuto preconcetto e radicale.   Interventi e riflessioni intorno al fenomeno si moltiplicano. Dibattiti, convegni, articoli, saggi, per cercare di sviscerarne tutte le possibili sfumature e implicazioni. E non poteva di certo mancare il teatro che, con la sua “marcia umanistica” in più, ce ne dà una visione dal di dentro, di quel che può significare concretamente tutto questo nella vita vissuta. Si intitola, appunto, Io & l’IA, lo spettacolo che ha debuttato lo scorso 8 luglio alla Sala Assoli Moscato nell’ambito della diciannovesima edizione del Campania Teatro Festival. Su testo di Fabio Pisano, lo spettacolo viene presentato come “primo studio”, e si potrebbe dire che è quasi un esperimento, una forma di teatro-saggio dove gli elementi drammaturgici fungono da spunti di riflessione e, in qualche caso, di approfondimento riguardo ai concetti sopra enunciati e alle relative perplessità e ai dubbi che inevitabilmente suscitano. Con la regia, colonna sonora e l’ideazione dello spazio scenico di Marcello Cotugno, sono due gli attori in scena, Nadia Carlomagno, attrice, ma anche docente specializzata in scienze della comunicazione, e in quanto tale curatrice della parte scientifica del progetto, e Emanuele Valenti che, grazie al supporto digitale di alcuni dispositivi disseminati sulla scena, si sdoppia in vari personaggi le cui immagini “animate” si proiettano sul grande schermo che fa da fondale. Questi personaggi “virtuali” rappresentano il mondo in cui si muove Lisa, la protagonista, docente universitaria di letteratura medioevale, in crisi personale e professionale. Che, ricorsa per un’emergenza, e suo malgrado, all’IA, ne scopre i vantaggi e ne resta, oltre che sorpresa, sedotta. Letteralmente, tanto da desiderare, e avviare, con l’applicazione algoritmica (che si manifesta attraverso la voce di Michele Enrico Montesano) un vero e proprio rapporto esclusivo e, per quanto possibile, intimo. Ovviamente si scontrerà con i limiti del “sistema” e ne resterà frustrata e delusa. Finché un gesto umano, molto umano, non la riporterà nei territori di una realtà concreta e tangibile. Uno spettacolo-saggio, abbiamo detto, che prevede anche la partecipazione del pubblico, invitato a raccontare le proprie esperienze con l’IA, e che trasmette il chiaro messaggio di preminenza e insostituibilità del “fattore umano”. Messaggio, ovviamente, accolto con sollievo da tutti. E che ci tranquillizza un po’. Almeno per adesso.

 

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