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L’ODISSEA

  • 25 lug
  • Tempo di lettura: 3 min

Nolan supera Nolan. Dopo il grande capolavoro di Oppenheimer, l’Odissea segna il suo ritorno alle origini


L’Odissea
Nolan supera Nolan. Dopo il grande capolavoro di Oppenheimer, l’Odissea segna il suo ritorno alle origini

Di Erika Cervone

La pellicola segue le vicende di Ulisse dalla fine della guerra di Troia al suo ritorno ad Itaca così come narrato da Omero. Condensare, però, ventiquattro libri in tre ore di film non è un’operazione semplice e molti dettagli sono stati inevitabilmente o tagliati o trasformati al servizio della produttività della pellicola come l’episodio dei Litofagi raffigurati come giganti in armatura dal volto coperto o la rappresentazione di Elena dalle bianche braccia. La trasposizione non è del tutto fedele ma ciò non distorce la linea narrativa. Nolan non toglie nulla al poema omerico, semplicemente sceglie di renderlo visivamente accattivante apportando la sua cifra stilistica.

L’Odissea è l’antenato di tutte le sceneggiature. Ogni buon script che si rispetti si rifà al viaggio dell’eroe di Ulisse: non è solo un ritorno a casa, il viaggio rappresenta l’arco di trasformazione del personaggio. Il cavallo di Troia è l’incidente scatenante che mette in discussione agli occhi di un Ulisse alquanto romanticizzato da Nolan, i motivi di tale violenza durante la rappresaglia per aver trafugato Troia con l’inganno. Motivi che lo spingono a non voler affrontare i propri ricordi, rifiutando per sette anni il futuro che lo attende.

La storia inizia con il racconto di Ulisse che tenta di recuperare i propri ricordi mentre spiega alla ninfa Calipso come sia arrivato sull’isola di Ogigia, una vera e propria prigione dorata che blocca l’eroe dal suo destino.

Il parallelismo con Oppenheimer è evidente e non fa che confermare l’incredibile capacità oratoria di Nolan. Nel monologo con la dea Calipso, Ulisse comprende che l’unico modo per tornare ad Itaca è liberarsi una volta per tutte del senso di colpa che lo opprime e che i fiori di loto hanno cercato di alleviare. L’eroe è visto come una creatura fragile, non è una divinità ma un essere umano che commette errori a causa della troppa superbia. L’inventore dell’atomica non pensa alla bomba come arma di distruzione di massa ma come strumento di scienza, senza ragionare alle conseguenze catastrofiche. Così come Ulisse non pensa alla devastazione di Troia e alla violenza brutale nei confronti dei civili ma vede solo l’ingegnosità nell’aver pensato alla chiave per poter oltrepassare quelle mura inespugnabili tanto decantate nell’Iliade.

Ulisse smette di porsi al di sopra degli dei e si abbandona alle acque e ai venti favorevoli di Poseidone.

Il ricongiungimento con il figlio Telemaco e l’abbraccio con la sua amata Penelope segnano la degna conclusione di un viaggio di cui ogni personaggio è protagonista e vittima.

 Il concetto di tempo e spazio è un retaggio che Nolan riporta in ogni suo film ma ha avuto origine proprio leggendo l’Odissea, un’opera a cui il regista è profondamente legato e a cui si è inevitabilmente ispirato anche per quest’ultima pellicola.

L’Odissea consacra Matt Damon, la sua interpretazione è commovente e convincente. Accanto ad un cast stellare con Tom Holland nei panni di Telemaco; Anne Hathaway in quelli di Penelope; Robert Pattinson in Antinoo; Charlize Theron in Calipso e Zendaya in Atena, tutti i personaggi sono costruiti con spessore, sono veri, umani, incoerenti. In una fotografia di Greg Williams, Matt Damon venne immortalato mentre leggeva l’Odissea sul set di Interstellar firmato dallo stesso Nolan. Una coincidenza che ad oggi appare come un destino già scritto.

Sono state le scelte registiche e produttive a rendere questo film, basato su una storia di tremila anni fa, attuale non dal punto di vista tematico ma realizzativo. L’Odissea è infatti, un prodotto pensato per il cinema, da vedere solo sul grande schermo. La preproduzione ha fatto un lavoro enorme senza ricorrere alla CGI ma solo ai Visual Effects come per l’iconica scena della trasformazione della flotta in maiali per mano della maga Circe; per la ricostruzione del cavallo di Troia e della scultura raffigurante Polifemo. Anche le location hanno contribuito in modo significativo a rendere il film più veritiero come l’isola di Favignana, utilizzata come set per Itaca.

L’Odissea è il primo film ad essere stato girato interamente con la tecnologia IMAX. Ciò ha permesso di riportare sul grande schermo il formato da 70mm e di diminuire la filigrana. Ma la camera è così grande e pesante che durante le riprese sono serviti ben sei operatori per trasportarla e, per alcune scene, è stato elaborato un ingegnoso sistema di specchi affinché gli attori potessero guardarsi. Le camere IMAX, l’uso della pellicola e il montaggio manuale richiamano il cinema di un tempo, quello più artigianale e meno costruito.

Tirando le somme, Nolan porta sul grande schermo esattamente quello che ci si aspetta da un regista del suo calibro, probabilmente il film dell’anno.


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