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Intervista a Iaia Forte

  • Immagine del redattore: ComunicatiCultura
    ComunicatiCultura
  • 17 mag 2024
  • Tempo di lettura: 3 min


Di Roberta Verde


Napoletana, nata sotto il segno dei pesci, determinata, carismatica e versatile, Iaia Forte è una delle attrici più talentuose dello spettacolo contemporaneo. Proprio queste sue caratteristiche l’hanno resa l’interprete ideale di Cinemamuto, uno spettacolo imperniato sulla potente figura di Elvira Notari, la prima regista cinematografica italiana, in scena al Teatro San Ferdinando di Napoli dal 9 al 19 maggio. Della sua vastissima produzione, concentrata negli anni d’oro del cinema muto, purtroppo oggi non ci restano che poche pellicole, miracolosamente salvatesi dall’oblio del tempo. Cinemamuto, partendo dall’estenuante battaglia che la Notari si trovò ad affrontare per tutelare le sue opere dai tagli della censura fascista, vuole essere allo stesso tempo un omaggio e un mezzo per far scoprire al pubblico la grandezza intellettuale della regista, che fu anche sceneggiatrice, montatrice, maestra di recitazione e lungimirante imprenditrice. Abbiamo intervistato Iaia Forte per voi.

Come si è preparata per questo ruolo?

Credo che in teatro sia l’immaginazione a farla da padrona. Ho letto moltissimo su di lei, assorbendo i canoni che mi suggeriva la sua biografia: Elvira Notari era una donna forte, che ha combattuto fino all’ultimo per evitare la censura al suo cinema, ma alla fine è stata portata a ritirarsi perché non ce la faceva più a combattere. Questi sono stati gli elementi che mi hanno suggestionato. Trovo che la Notari presenti certi tratti delle figure femminili che popolano il teatro di Eduardo De Filippo, c’è in lei un fortissimo imprinting matriarcale… quindi l’ho immaginata combattiva ma, come tutti gli esseri umani, con le proprie stanchezze e fragilità. Ho imparato a conoscere la Notari soprattutto grazie al volume di Giuliana Bruno Rovine con vista (La Tartaruga, Milano, 1995) e ho trovato assurdo che un personaggio così potente fosse stato dimenticato… per questo motivo ho voluto fortemente questo spettacolo.

Fra i film sopravvissuti della Notari, quale l’ha colpita di più?

Mi ha molto colpito ‘A Santanotte (pellicola tratta dalla canzone omonima di Scala e Buongiovanni. La sventurata Nanninella, figlia di un padre violento, infiamma con la sua dolcezza i cuori del gentile Tore e del rancoroso Carluccio, per il quale diventa ben presto una vera e propria ossessione. Inevitabile il finale drammatico, ndr). È un film che presenta molte suggestioni fantasmagoriche.

Già alcuni anni fa il regista Gianfranco Pannone, nel volume La film di Elvira (a cura di Paolo Speranza, Cinemasud, 2016 ndr), aveva dichiarato di voler realizzare qualcosa che raccontasse Elvira Notari…

Sì. Inizialmente c’era l’idea di realizzare un documentario che poi si è trasformato in questo spettacolo. Comunque, l’intento di base è sempre stato quello di dare voce a questa donna. Sono molto contenta di essere riuscita a farlo, di averlo fatto a Napoli e ringrazio Roberto Andò che ha capito l’importanza di questo progetto. L’unico mio rammarico è che questo spettacolo potrebbe non avere vita lunga… purtroppo la legge Franceschini limita molto la circuitazione degli spettacoli prodotti dagli Stabili.

Oggi il tema della censura sta tornando alla ribalta. Lei si è sentita sempre libera? Cosa rappresenta per lei la libertà nel contesto artistico?

Non ho una natura ideologica… credo che l’arte esprima in sé il suo valore politico. Non ho mai subito censure e non mi sono mai sentita limitata nell’espressione dei miei desideri artistici. Certo, stiamo vivendo un momento storico in cui si teme di più… assistiamo a limitazioni che ci preoccupano. E quindi mi auguro che anche spettacoli come Cinemamuto aiutino a riflettere e a essere vigili.

Questo spettacolo riesce a creare un intenso dialogo tra cinema e teatro: lo scorrere del tempo scenico viene infatti segnato da brevi sequenze tratte dai film della Notari. Lei che ha lavorato in entrambe le dimensioni artistiche come valuta questa unione?

Molto positivamente e testimonia il complesso lavoro che ha condotto Pannone sulle immagini. Poi, secondo me, era fondamentale utilizzare il bellissimo materiale creato dalla Notari. Il cinema muto era pieno di immaginazione e di soprese e le immagini proiettate mostrano quanto il cinema sia decaduto con l’avvento del sonoro (alla fine degli anni Venti, ndr). E poi come non restare estasiati davanti all’eroticità delle pellicole della Notari, un erotismo ormai sconosciuto al nostro cinema attuale.

Come si è trovata a condividere la scena con Andrea Renzi (che interpreta il censore Leone, ndr)?

Benissimo! Con Andrea non solo siamo molto amici ma abbiamo già lavorato in diverse occasioni. Siamo in grande sintonia e anche questa esperienza si sta rivelando molto felice!

Quali altri progetti l’aspettano in futuro?

Di recente, ho partecipato alla realizzazione di un episodio della docu-serie “Illuminate” dedicata proprio alla storia della Notari. A breve, invece, riprenderò Vita meravigliosa uno spettacolo che vuole omaggiare e ricordare la poetessa tuderte Patrizia Cavalli.

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