top of page
I partigiani di Capodimonte di Amleto Alfinito, Luciano Editore.
01:22

I partigiani di Capodimonte di Amleto Alfinito, Luciano Editore.

PROLOGO. Settembre 1943: “Quattro Giornate di Napoli”. Due giovani partigiani partenopei, durante uno scontro a fuoco con un contingente di nazi-fascisti, si trovano in una cava sotterranea e fanno una scoperta terrificante. SETTEMBRE 2021. La dirigente della Squadra Omicidi di Napoli: Moari Astarita, Vice Questore della Polizia di Stato, viene incaricata di indagare sul ritrovamento di un corpo scheletrico, in uniforme da gerarca fascista, rinvenuto, in un casolare abbandonato, sull’isola di Procida. La natura del caso fa sembrare che sia di matrice politica, ma Moari non è convinta. La sua pertinace determinazione scatena un turbine di omicidi che sconvolge l’incantevole isola del Golfo di Napoli. Moari, con l’ausilio di un Maresciallo dei Carabinieri del luogo, dovrà ricomporre i frammenti insanguinati di un mosaico complesso e depravato, mettendo in risalto gli arcani occulti degli isolani, dove nessuno è quello che appare. Un ginepraio di crimini e spietate vendette. Le indagini riveleranno che lo scheletro apparteneva a un uomo in età avanzata che, in passato, era stato un fanatico scienziato del regime fascista e condurranno alla terribile scoperta fatta dai due giovani partigiani, ovvero il ritrovamento di ventuno scheletri di bambini, vittime, innocenti, di crudeli esperimenti di eugenetica. La teoria mirante a migliorare la qualità genetica di una certa popolazione, usando quei bambini come cavie umane, allo scopo, essendo figli di ebrei e antifascisti, di modificarne le cause genetiche, di creare soggetti genericamente “puri”, affinché, crescendo, non potessero diventare come i genitori. Con il risultato di un fallimento e la conseguente morte dei bambini. I due giovani partigiani giurarono che avrebbero trovato il responsabile di quel macello, di cercarlo fino alla fine dei loro giorni, creando un gruppo eterogeneo di cacciatori. Cosicché, dopo estenuanti ricerche, un giorno del 1970, uno dei due riesce a individuarlo ma, viene assassinato dall’ex gerarca fascista. L’uomo, nel frattempo, aveva assunto una nuova identità, riparando sull’isola di Procida. Qui, negli anni a seguire, non smette di abbandonare i suoi crudeli esperimenti di eugenetica, avvalendosi, tra l’altro, dell’aiuto del nipote, giovane apprendista antropologo figlio del suo figliastro, e di un potente e facoltoso armatore, nonché fanatico fascista, Infatti, le indagini portano a scoprire un altro terribile segreto del recente passato: la morte di quattro bambini. In un primo momento, si è creduto, che la causa sarebbe dovuta un’epidemia ma, i bambini rientravano nel progetto di sperimentazione allo scopo di educare i loro geni, come quei bambini nel ’43. Una scelta non a caso, i bambini erano “rei” di aver partecipato, mascherati da scugnizzi partigiani, a una recita di commemorazione sulle “Quattro Giornate di Napoli”. Ma, come allora, l’esperimento aveva fallito. Intanto, la situazione degenera. Il nipote del vecchio gerarca viene assassinato dal padre, in quanto, questi, viene a scoprire che la moglie, la madre del giovane, è stata oggetto come strumento da cavia, per chiarire le cause di aver generato una figlia affetta da nanosomia, e volutamente soppressa, poi, dall’armatore, con la complicità del figlio di lei. In seguito, l’armatore, in preda a un accesso di collera rabbiosa e violenta, dapprima appicca il fuoco al suo lussuoso yacht, messo a disposizione con funzioni da laboratorio per gli esperimenti, e poi uccide la sorella nana del giovane antropologo. Questi eventi, condurranno Moari alla conclusione finale dell’enigma: chi ha ucciso il vecchio gerarca? Moari convoca, su al casolare, teatro della scena del crimine, i parenti dei quattro bambini morti, e li accusa di essere gli esecutori materiali dell’omicidio del vecchio gerarca. Il piano era di ucciderlo tutti insieme, compiendo un rito mortale. Un grosso chiodo piantato nel cranio, per otto volte, quanto il numero dei presenti. Ognuno inferendo una pugnalata, avendo un motivo per farlo: vendicare la morte dei loro cari. Tra gli esecutori, anche il maresciallo dei Carabinieri, per vendicare la morte del padre. Il partigiano ucciso anni prima dal gerarca. Alla fine, un colpo di scena. Moari non incrimina nessuno, perché in fondo non è quanto tale. Nessun crimine è stato commesso, ma un atto di giustizia. Perché, così facendo, si è reso pace, oltre ai loro bambini, anche alle anime innocenti dei ventuno bambini del ’43. Adesso, la priorità assoluta è di uccidere l’armatore, nel frattempo resosi latitante, poiché gli verrà attribuito anche l’omicidio del vecchio gerarca. Il finale avrà un esito sconvolgente.
“L’antro...ed altre storie” di Davide Tricarico per Kairós Edizioni
01:08

“L’antro...ed altre storie” di Davide Tricarico per Kairós Edizioni

Una raccolta di racconti che attraversa la sottile linea di confine tra l’amore e il dolore. L’amore è un sentimento indefinibile. Chi ne viene preso, per quanto ricco il suo vocabolario, non riuscirà mai a trovare parole per descriverlo, tutte gli sembreranno povere. È talmente intenso che può offrire felicità mai raggiunte come dolori profondissimi. Cinque episodi e un filo conduttore che tiene insieme la trama di ognuno: la solitudine e ciò che lascia un affetto perduto. “Questo libro è una sorta di condivisione del dolore”, spiega l’autore, “il dolore che si prova di fronte all’irreparabilità di un amore perduto”. UNO STRALCIO DELL’OPERA Succede che ora ti trovi su quella linea di confine dietro la quale si trova il tuo passato con lei e - davanti - una strada dritta, lunghissima, infinita come la libertà cui aspiravi. Nei primi tempi, il desiderio di autonomia riesce a schermarti il vuoto dentro e a farti credere che finalmente è arrivato il momento in cui puoi fare veramente e, di nuovo, tutto. Senza alcuna limitazione. Che, soprattutto, come anni addietro, l’intero spazio della tua vita è solamente tuo. Queste sensazioni, tuttavia, se per un solo istante sono riuscite a dare alla tua libertà un’incredibile sensazione di vastità, finito lo straniamento (ed è questa l’afflizione insanabile) ti accorgi dolorosamente che il tuo tutto era solo lei, disperatamente lei. Che il mondo che tu vivevi era quello dove lei passeggiava, rideva, amava. Erano quegli occhi teneri che giorno dopo giorno hai imparato a dimenticare credendo di possederli per sempre. Eternamente tuoi. Era la sua voce calda, rassicurante, amica che hai cominciato a trovare ripetitiva, monotona e che invece avrebbe continuato a procurarti emozioni se solo ti fossi ricordato che era ancora la sua voce. Della stessa donna che hai amato per anni. L’AUTORE Davide Tricarico è nato nel 1947 a Napoli dove esercita la professione di otorinolaringoiatra. La passione per la scrittura risale a quando si divertiva a fare un po’ di cronaca su un giornalino scolastico. Ha continuato al liceo entrando a far parte di una combriccola letteraria dove si tentavano scritture kerouacchiane, accompagnate da uno stile di vita altrettanto alternativo. Per quanto gli è dato sapere, nessuno dei personaggi di quel lontano passato ha proseguito quella via nella quale allora tanto si credeva. Ciascuno ha preferito un’attività meno romantica, forse, ma certamente più proficua. Tra il 2012 e il 2019 compone, per la rivista Scrivere.info una raccolta di dodici poesie. Nel 2014 ha pubblicato con Kairós il romanzo Bagnoli... put your head on my shoulder.
"Legami di sangue" di Massimiliano Amatucci. Nulla die edizioni
01:41

"Legami di sangue" di Massimiliano Amatucci. Nulla die edizioni

“Legami di sangue” è il terzo romanzo di una serie poliziesca ambientata alle falde del Vesuvio negli anni ’70. Protagonista è il giovane commissario Profumo, caratterizzato da un particolare dono, il suo infallibile fiuto investigativo: in nomen omen. Il commissario originario di Napoli, dopo un primo periodo di stanza a Torino, negli anni della lotta operaia, è stato trasferito, come punizione per le sue simpatie socialiste, nella poco prestigiosa cittadina di Torre Annunziata, dove risolve un primo caso di omicidio, narrato ne “L’agnello di Dio”, (Watson Edizioni) e una serie di tre diversi delitti, raccontati ne “La catena dei Santi” (Nulla Die Edizioni). In questo terzo episodio, la scena del crimine si sposta a Capri, dove il commissario insieme alla sua compagna e a un’amica, è stato invitato a uno sfarzoso matrimonio dell’alta società. Qui, lo zio della sposa viene ucciso brutalmente e, in assenza dei funzionari preposti, sarà Profumo ad assumere il comando del commissariato locale. Dovrà indagare tra i rivali in affari della vittima, tra i suoi collaboratori e persino tra i suoi familiari. Alla fine, grazie alla sua singolare dote, il commissario riuscirà a smascherare il colpevole, che pure aveva fatto di tutto per depistare abilmente le indagini. Individuare l’assassino, però, non è sufficiente, in mancanza di solide prove. Soltanto fingendo di cedere a un tentativo di corruzione, Profumo riuscirà a incastrare il fratello della vittima, macchiatosi dell’efferato delitto. L’indagine è l’occasione per descrivere vizi e virtù di un particolare contesto storico-sociale. La serie poliziesca, a cui appartiene questo romanzo si rivolge a un pubblico che ha vissuto in prima persona gli anni ’70, o che, essendo nato più tardi, è curioso di riscoprire quel particolare periodo storico di grandi cambiamenti economici e sociali, in cui l’era digitale era solo agli albori. La trama poliziesca è caratterizzata da un taglio spesso ironico e accompagnata da una storia d’amore dai contorni alquanto originali.
"A due passi dal faro" di Patrizia Milone, iacobellieditore
01:44

"A due passi dal faro" di Patrizia Milone, iacobellieditore

Una saga familiare che è anche un affresco sociale ambientata in quello che era un tempo il Regno delle Due Sicilie. Dopo il terribile terremoto di Messina i destini del figlio di un banchiere siciliano e di Lina, magnifico personaggio rappresentante e simbolo di una Napoli città-mondo, si intrecciano in una narrazione avvincente nel romanzo di Patrizia Milone, napoletana, docente di storia e filosofia ed animatrice di un noto salotto letterario a Napoli, Tra l’effervescenza della Belle Epoque, spenta dalla Grande Guerra, e gli anni 30 del fascismo fino al secondo conflitto mondiale, la figura di Lina, la protagonista del romanzo, campeggia in una vicenda segnata da sogni e da affanni, da paure e lutti, patriottismo e tentativi di riscatto sociale. È il ritratto di una borghesia meridionale tra speranze e disillusioni, dove i personaggi sono tutti alla ricerca di qualcosa che realizzi il loro desiderio di felicità, attraverso la disperata difesa del loro “posto al sole” e nella titanica sfida di cambiare il loro destino. Per oltre quarant’anni docente della scuola pubblica superiore Patrizia Milone non è nuova alle esperienze letterarie, contesti di narrativa per ragazzi come “Una lettera rivoluzionaria” e “Le ragioni di Carla” editi da Loffredo e poi romanzi come “Un’eredità scomoda”, Kairos Editore. Dall’esperienza del suo salotto letterario dove a Napoli si alternano scrittori italiani, Patrizia Milone ha tratto il volume “Il convitato di pietra. 24 scrittori si interrogano sulla letteratura”, Guida Editori 2021. Ora si cimenta con la grande epopea di un Mezzogiorno raccontato attraverso il volto, la voce, le storie dei rappresentanti di una nobile famiglia siciliana che approda a Napoli all’indomani del terremoto di Messina, 1908.
  • Instagram
  • Youtube
  • Facebook
600px-Telegram_logo.svgBN invert 2.png

2019 design by ComunicatiCultura

    Anita Curci

    Giornalista e addetto stampa

    3383579057

    Antonio Pompa

    Graphic designer

    3389302705

    Virgilia Curci

    Aiuto Ufficio Stampa

    3397034332

    bottom of page