Un viaggio attraverso le “Nude emozioni”
Aggiornamento: 16 apr 2022
“La bellezza dell’opera di Anna Mozzi è tutta nella sua autenticità”. Apeiron Edizioni

Di Alex Capuozzo
I versi di Anna Mozzi li ho letti seduto al pianoforte, saltando dichiarazioni d’intenti, mandala e note finali. Faccio sempre così quando leggo poesie, nel tentativo di spegnere la mia la parte razionale e amplificare le emozioni che provengono dai versi. Ho letto la prima poesia, la seconda, la terza e la mano sinistra, quella che dovrebbe portare ritmo e armonia si è ben presto incagliata in un loop greve mentre la destra, quella della melodia stentava a trovare la via sua.
I versi di Anna sono liberi, incapsulati in poesie prive di schemi, brevi che non fai in tempo a farci una canzone, intervallate da mandala di cui, confesso, mi è sfuggito il senso. Non ci sono cerotti possibili per il dolore raccontato da Anna, un dolore che è una trappola, che non sembra avere vie di uscita, elaborazione o speranza. Alcune parole sono evidenziate in rosso, provate voi a trovarci un senso.
La lettura sarebbe una discesa all’inferno senza scampo se non fosse per una fotografia in bianco e nero che si incontra all’inizio del libro. Un bosco, un uomo con una bambina tenuta stretta, in alto, quasi ad esibirla come un premio o un dono prezioso. La bambina sorride felice.
È un’immagine che sembra l’antitesi dell’umore delle poesie ma è tutta li, nella mia opinione, la chiave di lettura del lungo viaggio intrapreso da Anna, iniziato il 3 marzo 1967 e che probabilmente non è ancora del tutto giunto a compimento. I versi sono stati scritti da una ragazzina poco più che adolescente che doveva affrontare il peggiore dei dolori che possono capitare a quella età.
La dichiarazione d’intenti di Alexandra Rendhell fornisce indizi interessanti, i frammenti finali resi dall’autrice contribuiscono a dare senso al tempo trascorso. Dopo l'emozione dei versi si ritorna alla realtà e attraverso il racconto attuale di “nonna” Anna ci si riconnette ai fatti della vita. Ho riconosciuto nella dolcezza dei ricordi messi in fila un malinconico e pacato sorriso.
La bellezza dell’opera è tutta nella sua autenticità, nulla suona artefatto o strumentale. In nessun caso il lettore può sentirsi lontano dall’autrice, al contrario ha l’opportunità di confrontarsi liberamente con il dolore universale che accomuna tutti gli esseri umani e che spesso è il punto di partenza del percorso che conduce all’equilibrio. Apeiron Edizioni, 149 pagine, euro 16, 50.
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