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“Sopravvissuti”, l’umanità del dopoguerra

  • Immagine del redattore: ComunicatiCultura
    ComunicatiCultura
  • 20 nov 2022
  • Tempo di lettura: 3 min

Napoli. Dalle macerie, la fame e le epidemie al boom economico, la contestazione studentesca e l’emancipazione femminile. Un libro di Nunzia Gionfriddo




Di Fabio Gaudiosi


Nunzia Gionfriddo torna nelle librerie con il suo nuovo libro Sopravvissuti - Sogni e illusioni nei vicoli di Napoli (18 euro, Kairos Editore/Serie Oro), sèguito del romanzo storico Gli angeli del rione Sanità (2017), che si interrompeva proprio con la scacciata dei tedeschi del 1943. La Gionfriddo decide quindi di riavvolgere il nastro partendo proprio dagli ultimi atti del Secondo conflitto mondiale, quando Napoli, dopo l’eroica impresa delle Quattro giornate, era stata immediatamente costretta a dimenticarsi delle proprie medaglie e a ricostruirsi sulle proprie macerie. Una città dove si videro riemergere antiche contraddittorietà, dove impazzavano epidemie che falciavano vite ancor più velocemente della guerra, dove, soprattutto, si soffriva la fame, segno indelebile di una povertà che si respirava in ogni vicolo. In questo contesto si rese inevitabile il ritorno dell’incubo della camorra (quasi necessaria per sopperire all’assenza di uno Stato distante e inadeguato), nella cui rete entra a far parte sempre con maggior peso il figlio di Beppe Barone, Totonno, immolatosi nel traffico delle bionde per aiutare la famiglia in difficoltà dopo il coma del padre. Napoli, insomma, era una città spezzata, dove il suo popolo conservava solo appassiti ricordi del trionfo del ’43 pur di dimenticare il dolore della storia; una città in cui la memoria lasciava posto alla fame costringendo la sua gente a vendersi per un solo tozzo di pane.


È interessante notare come l’autrice decida di raccontare la storia del secondo dopoguerra napoletano attraverso gli occhi dei suoi protagonisti, personaggi comuni e sapientemente contestualizzati che il lettore guarda crescere e maturare durante il romanzo. E così con loro cresce anche la città, unica e inimitabile regina del romanzo, che tra i suoi vicoli racconta le storie di questi giovani scugnizzi che lottano per trovare una voce con la quale esprimersi in un’epoca di grandi cambiamenti e di repentina crescita economica, dove nelle case si cominciano a vedere i primi elettrodomestici, per strada sfrecciavano sempre più motorini e dove le opportunità lavorative si ampliano sempre più. Così quelli che all’inizio del libro erano ragazzini crescono, bussano alla porta della realtà e vi si affacciano, muovendosi laddove la cultura mette le proprie basi e la voglia di riscatto consente di arrivare: Totonno, Maria, Enzina, Ciruzzo e Rosetta, sono dei sopravvissuti assieme ai loro genitori, un pezzo di umanità a cui il destino ha voluto riservare una seconda possibilità. Questi personaggi sono coscienti del peso delle loro esistenze, essendo partiti dal cuore della Napoli che ci ha creduto, dove non ci si è mai arresi alle sconfitte, cercando di riscoprirsi sempre pur di ripartire. È per questo che ogni personaggio (eccetto Totonno, fagocitato involontariamente dalle fauci affamate della criminalità), trova la sua strada con i mezzi che ha, in una realtà sì dura ma del tutto malleabile: questa duttilità del reale proviene infatti dalla stessa crisi che la società vive, nel segno di una profonda spaccatura culturale che caratterizza il passaggio verso la cultura pop degli anni ‘60. Napoli, come tutte le altre città europee, vive appieno e anzi amplifica i contrasti ormai insanabili della società, che culmineranno nelle rivolte del ‘68, anche queste descritte dalla Gionfriddo con grande efficacia attraverso gli occhi di Maria e di Lucio, giovane rampollo della borghesia napoletana conosciuto dalla ragazza. Sono gli anni della disubbidienza civile teorizzata dalla Arendt, dove si mette in discussione l’ordine costituito, delegittimato dallo stesso popolo che non vi si ritiene più rappresentato. Si occupano le aule dell’Università Federico II, si guarda con critica ai conflitti nelle terre vietnamite e palestinesi. Anche le generazioni si dividono: genitori non si riconoscono più nelle idee dei figli e viceversa, la generazione che aveva combattuto la guerra fatica a stare dietro ad una società che in trenta anni era mutata del tutto, costantemente sottoposta ad una continua evoluzione… gli adulti rincorrono i ragazzi e i ragazzi rincorrono le idee, in un avanzamento senza sosta verso un futuro ignoto, che fa paura ma che allo stesso infonde il coraggio della rivoluzione. Ancor di più si amplificano le contraddizioni tra un mondo vecchio e un mondo nuovo, entrambi in aperta contestazione dello Stato, il primo trovando rimedio nelle mafie, il secondo nella creazione di un modello di collettività diverso, ideale e illusorio. Queste fratture tra vecchio e nuovo, tra passato e futuro, si scontreranno in una realtà che vedrà sempre più esasperate le differenze tra i protagonisti, contrapposti da ideali e da speranze sempre più in tensione tra di loro, finendo per risolversi soltanto nella necessità di un presente che, bussando prepotentemente alla porta, chiederà per l’ennesima volta il conto da pagare.


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