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Peppino Di Vagno, un eroe dimenticato dalla Storia

  • Immagine del redattore: ComunicatiCultura
    ComunicatiCultura
  • 23 feb 2021
  • Tempo di lettura: 2 min

di Nunzia Gionfriddo



Dopo aver letto il libro di Giovanni Capurso “La ghianda e la spiga – Giuseppe Di Vagno e le origini del Fascismo”, edizioni Progedit (160 pagg., euro 13), profondamente celebrativo della figura di Peppino Di Vagno, rimane al lettore una domanda: “Non sarà troppo perfetto questo avvocato che il suo biografo ci presenta con tanto entusiasmo?”. Basti rivolgere il quesito: “Chi è Peppino di Vagno?” a un abitante di Conversano, di Brindisi o di Bari per averne una sola e unica risposta: “Chi, il gigante buono?”. Si comprende allora che, se c’è al fondo del resoconto del Capurso un eccesso di lode dell’avvocato pugliese, è perché l’encomio è giustificato. E certamente non solo per il fatto che sia morto giovane e che sia il primo deputato vittima del Fascismo, ma per l’altezza morale di un italiano, ucciso a soli trentuno anni per le sue ferme idee di giustizia e libertà. Trentuno anni, un’età che siamo abituati a considerare relegata tra giovani ancora non pronti a entrare nella vita con tanta maturità. L’autore ci presenta un combattente del primo conflitto mondiale, assolutamente non convinto della necessità di partecipare alla guerra tra Imperi, un socialista puro, cosciente delle proprie idee, un difensore dei contadini del Meridione, che, dopo l’Unità d’Italia, fu abbandonato a se stesso dalla politica del Regno sabaudo. Quindi, l’entusiasmo di Giovanni Capurso è giustificato dai fatti e dall’autenticità del suo personaggio. Il nostro autore, pugliese di nascita, non si lascia coinvolgere dal fatto che il Di Vagno sia pugliese come lui. Anzi, l’ambiente storico abbraccia tutta la penisola con una centellinare dovizia di particolari trovati tra documenti analizzati con serietà, dove sono citati uomini di ideologie diverse, maestri di comportamento sociale e di coerenza di pensiero, contrapposti a politici di dubbia fama, incoerenti e pronti ad aderire al nuovo gruppo fascista, responsabile di soprusi e omicidi. Forse il resoconto del contesto storico e politico non è del tutto acritico, come dovrebbe essere il lavoro di uno storico. Ma l’autore non vuol essere uno storico, ma un biografo che ha una tesi precisa. Peppino Di Vagno è un eroe dimenticato dalla Storia. Il messaggio di questa breve opera divulgativa è proprio questo. La Storia spesso trascura del tutto i suoi figli migliori, soprattutto se vivono e lavorano in luoghi abbandonati, come il Meridione d’Italia. La lotta contro il Fascismo fino a pochi anni fa è stata prerogativa dei partigiani del Nord. Oggi nella critica storica il Meridione si è conquistato un ruolo di grande importanza. Recuperare figure come quelle di Peppino Di Vagno e di tanti altri ancora sconosciuti eroi è il merito di questo libro e del suo autore, che va sollecitato a scoprire per noi altri coraggiosi italiani, che siano di esempio per i nostri giovani, poco educati a conoscere la Storia dai manuali (non tutti naturalmente), da coloro che devono educarli e dallo Stato che deve garantire tale educazione. Diciamola tutta. Capurso tra le righe del suo libro avverte che se gli uomini coraggiosi e onesti sono stati dimenticati, la responsabilità non è dei nostri giovani, ma di chi scrive la Storia e di chi la fa.


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