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Parthenope Inferno Celeste - I molteplici volti dell’umanità

  • Immagine del redattore: ComunicatiCultura
    ComunicatiCultura
  • 19 mar 2021
  • Tempo di lettura: 4 min

di Silvana Campese. Una cartina di tornasole per raccontare l’universalità della vita

umana


Di Francesco Gaudiosi


Una saga familiare ambientata a Napoli che racconta quasi gli ultimi cento anni di vissuti della città, scandendo gli avvenimenti dei personaggi che animano il racconto. “Parthenope Inferno Celeste - I molteplici volti dell’umanità” (Ed. Phoenix Publishing, 150 pp., euro 14) è il romanzo di Silvana Campese che, attraverso la narrazione delle vite e i passaggi epocali che riguardano la città di Napoli, ricostruisce un quadro sociale e storico delle varie epoche in cui si svolgono gli accadimenti. L’analisi sociale, nonché psicologica, del nucleo familiare, permette all’autrice di raccontare l’espressione cittadina di Parthenope, descritta ‒ così come da titolo del libro ‒ come “inferno celeste”; come luogo quindi, in cui coesistono l’anima della libertà, del cielo e del mare, con quella eterna dannazione a cui la città sembra essere condannata a causa delle disparità sociali ed economiche che caratterizzano la vita di Napoli.


Silvana Campese, lei racconta le vicende di una famiglia senza un ordine cronologico, seguendo i racconti dei vari personaggi che animano la città di Napoli. Inoltre, si focalizza con attenzione sulle donne che scandiscono i vari momenti di vita di questa famiglia. A cosa si è ispirata per raccontare quest’universo femminile, così intrinsecamente legato alla città di Partenope?

In gran parte al mio vissuto e quindi alle esperienze e ai ricordi delle varie fasi dall'infanzia alla maturità (fine secondo, inizi primo millennio). Quando dico esperienze e vissuto non intendo affermare che i personaggi, così come descritti, ne abbiano fatto parte realmente come sono ed io li abbia semplicemente rinomati. Però dalle persone del mio entourage, parentale e non solo, dagli eventi, dalle situazioni di cui sono stata testimone o protagonista io stessa, ho tratto molto quanto a idee e caratterizzazioni.


La caratterizzazione che conferisce a ciascun personaggio del romanzo sembra quasi raffigurare alcuni dei tanti volti di questa città, talvolta vivace talaltra apparentemente priva di redenzione dai suoi errori. Cosa la lega a questa narrativa così multiforme legata alla città di Napoli?

Come ho già espresso in un capitolo de "La Nemesi di Medea", il mio penultimo lavoro edito nel 2019, l'aver vissuto attraverso varie e diverse realtà e esserne stata influenzata nella mia formazione e nelle fasi della vita durante le quali normalmente possono esservi profondi cambiamenti di mentalità e psicologici oltre che ideologici ‒ figurarsi se sono molto differenti tra loro umanità e contesti ‒ mi ha permesso di intravedere, scoprire, scrutare, approfondire "i molteplici volti dell'umanità". Anche perché ho scoperto prima di tutto i miei molteplici aspetti, tutte le potenzialità, soprattutto quelle che sarebbero rimaste nascoste o comunque sarebbero abortite se avessi proseguito in modo rassegnato e asfittico nel destino presumibilmente predisposto dai fattori di origine, classe sociale, convenzioni e mentalità familiare, educazione borghese e semicattolica... Con il che non intendo sminuire il valore e lo spessore delle fondamenta culturali e morali che mi hanno viceversa molto aiutato a non farmi radicare in ottuse costruzioni intellettualistico/ideologiche e alambicchi autoreferenziali ma mi hanno piuttosto dotato di molto buon senso, spesso a torto confuso con mentalità poco aperta e qualunquista.


Questa convivenza, talvolta anche conflittuale, tra due aspetti in contrapposizione tra loro sembra rivedersi anche nel titolo del suo libro, con l’ossimoro inferno celeste.

È vero, il risultato di tutto questo è che ho potuto sentir crescere dentro di me lo stupore, l'innamoramento, l'amore ‒ sempre inesorabilmente conflittuato tanto da essere piuttosto amore/odio, da cui Inferno celeste... ‒ per Napoli o, per meglio dire, per la sua gente. La città è di una indiscutibile bellezza ma il suo popolo la rende quel che è: un intero mondo complicato e difficile, in cui è possibile riscontrare tutti, ma proprio tutti i prototipi dell'umanità. Il popolo partenopeo ha sempre avuto fino a qualche decennio fa, questa caratteristica alchemica: essere un mondo, un universo che comprende il mondo intero e lo ripropone ma al tempo stesso conservando forte identità. La globalizzazione e la conseguente omologazione insieme ad altri fattori non secondari ma funzionali, come lo sviluppo tecnologico, non hanno portato solo vantaggi. Anzi, dal mio punto di vista, ci sono stati più svantaggi che altro. Non potevano non influire anche sulla napoletanità. Oggi è molto più difficile riscontrarla nei suoi aspetti migliori. Bisogna saperla cercare nel profondo.


Lei afferma che questo romanzo può essere considerato “una cartina di tornasole” per raccontare l’universalità della vita umana, e quindi poter trasporre ciò che accade nella sua narrazione anche in altre realtà distanti dalla città di Napoli. Inoltre, la famiglia che racconta è un nucleo che deve resistere anche a fronte di numerose difficoltà quotidiane (lei scrive con esattezza narrativa anche il terremoto di Napoli degli anni ‘80). Come immaginerebbe la famiglia del suo romanzo di fronte ad una società odierna, colpita dalla pandemia?

Domanda invitante... intrigante. Potrebbe essere spunto per un racconto da inserire nella raccolta che sto scrivendo. Catello sarebbe probabilmente un bastian contrario ribelle alle regole di comportamento e a maggior ragione a quelle che la povera Carmela invano tenterebbe di attuare in casa e soprattutto fuori... Ciro, non ho dubbi, troverebbe il modo di fare affari poco puliti che la pandemia rende possibili, come disgraziatamente vediamo, restando però sempre in un sottobosco da mezze cartucce... Pasquale invece vi costruirebbe un business nazionale in un modo o nell'altro... Maria sarebbe in prima linea ovunque per lei possibile per passione e competenze e rischierebbe anche la vita, all'occorrenza, nella lotta contro il Covid19 e nella necessità di fare informazione corretta e veritiera anche per smontare le distruttive e maledette smanie dei negazionisti, bastian contrari, complottisti.

Se poi ci riferiamo alla seconda parte del libro ovviamente le nipoti di Maria agirebbero nel rispetto delle regole ma dando l'anima nell'impegnativo ruolo di docenti, facendo dell'esperienza della pandemia il punto di partenza per contribuire in modo determinante alla crescita delle coscienze in consapevolezza e memoria storica. Per piantare in profondità fondamenta per la costruzione di un futuro vivibile, a misura di essere umano e nel rispetto delle specie viventi, del mare, di Madre Terra. Nel rispetto della Vita.


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