“Nina o sia la pazza per amore” di Anita Curci
- ComunicatiCultura
- 11 lug 2021
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 16 feb 2022
ricorda nel ritmo e nell’ambientazione “Il resto di niente” di Striano
Di Marco Lapegna

“Nina o sia la pazza per amore” (2021) di Anita Curci, pubblicato in Italia da Kairos Edizioni.
La piccola casa editrice napoletana non è nuova alla pubblicazione di romanzi storici di autori poco noti che non hanno però nulla da invidiare ai più noti best seller che monopolizzano classifiche e vetrine delle librerie.
La storia è ambientata alla fine del XVIII secolo e racconta le vicende di una giovane marchesina napoletana, Nina Scarca, intenta a salvare le sorti del feudo di famiglia che versa in rovina. La prima parte del racconto è ambientata a Napoli, nel periodo in cui si fanno strada soprattutto tra i giovani le idee di libertà e uguaglianza figlie della Rivoluzione francese del 1789, dove molto belle e realistiche sono le descrizioni dei luoghi e dei personaggi di varia estrazione sociale.
La seconda parte è ambientata nelle campagne del regno borbonico, dove vige ancora il sistema feudale basato su abusi e prevaricazione dei potenti. Non siamo però in presenza di un romanzo d’amore come il titolo potrebbe far intendere, ma di un vero e proprio romanzo storico ricco di riferimenti colti e che ricorda nel ritmo e nell’ambientazione “Il resto di niente” di Striano.
In aiuto del lettore accorre per fortuna una ampia nota che descrive personaggi ed eventi dell’epoca. Molto accurata è l’ambientazione del periodo feudale, formalmente dismesso nel meridione durante il decennio francese all’inizio del XIX secolo, ma che si è trascinato in varie forme caratterizzando i rapporti sociali fino alla metà del XX secolo.
Ma è anche un racconto di rapporti e relazioni: tra giovani amici alla ricerca di un proprio posto nel mondo, tra familiari dove si alternano slanci di affetto e ribellioni, tra feudatari e contadini nel perenne scontro/confronto per l’uso della terra e del potere. Ultimo apprezzamento è per l’uso sapiente e competente del dialetto napoletano che accompagna il racconto come una colonna sonora.
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