L’EREDITA’ DELLE NEMESIACHE
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- 8 feb 2020
- Tempo di lettura: 14 min
Di Valeria Marzoli

Ben si presta la lunga storia del collettivo femminista napoletano, Le Nemesiache, a una profonda riflessione sul ruolo che ha svolto durante mezzo secolo nella vita sociale e culturale della città. Ma è anche un personale omaggio fatto dall’autrice all’amica e fondatrice del gruppo, la poliedrica artista e intellettuale, Lina Mangiacapre che scelse di firmarsi come Nemesi e al suo messaggio di libertà.
Tutto questo è il libro di Silvana Campese LA NEMESI DI MEDEA editore L’inedito, pagg. 416, euro 24.
L’opera, scritta in prima persona, si sviluppa a metà strada tra un racconto personale e una sorta di saggio storico e racconta il percorso compiuto dalle Nemesiache dal 1968 al 2018. E Silvana Campese quando inizierà a fare parte del collettivo sceglierà di farsi chiamare Medea. La Medea del testo.
Libro interessante. Graffiante. Intriso di passione. L’autrice analizza le tappe fondamentali del movimento femminista italiano come la legalizzazione dell’aborto, la creazione di asili nido, la lotta contro il patriarcato e il potere maschilista, la rivolta contro ogni forma di oppressione, la possibilità di usufruire di spazi dove poter esprimersi con linguaggi nuovi per riappropriarsi della propria vita, il riconoscimento del desiderio femminile attraverso una nuova consapevolezza di sé stesse e del proprio corpo, di cinema, di poesia ma non dimentica di parlarci anche degli stupri, delle violenze domestiche e dei femminicidi che ferocemente, tingono di rosso questi ultimi anni.
La ferma speranza dell’autrice è che il suo lavoro possa diventare l’anello di congiunzione tra il passato e le nuove generazioni di donne che spesso non conoscono le radici del movimento femminista italiano.
LA NEMESI DI MEDEA è l’ultima fatica letteraria di Silvana Campese che precedentemente ha già pubblicato: il romanzo Prisma, la raccolta di racconti Strada facendo, l’epistolario Contrappunto per soli timpani ed oboe e il romanzo fantapolitico Il ritorno di Cisarò. Ha scritto sulla rivista delle Nemesiache “Mani-Festa”.
Silvana, lei è la memoria storica del collettivo femminista delle Nemesiache. Qual è stato il ruolo del gruppo nella vita sociale e culturale di Napoli negli anni Settanta e Ottanta?
Nello scrivere il libro “La Nemesi di Medea” seguo due percorsi che si intrecciano tra loro, “storici” ma non rigorosamente cronologici: quello documentaristico, che ricostruisce il percorso dal ’68 al 2018, e quello molto soggettivo, personale ed emozionale, che parte infatti sin dalla dedica alla mia prima nipotina e dalla prefazione e prosegue nel primo capitolo dedicato decisamente a Nemesi/Lina Mangiacapre, leader fondatrice quasi mezzo secolo fa del gruppo storico femminista, radicale e separatista delle Nemesiache. Nella loro creazione/produzione/azione, insieme alle immagini degli archetipi e dei simboli del femminile ancestrale, onirico e mitologico, protagonisti furono sempre il territorio partenopeo, il nostro mare, i luoghi della storia e del mito. I nostri furono e sono stati ancora abbastanza di recente interventi, manifestazioni ed azioni di grande valenza artistico/ambientale, poetico/sociale, attraverso i quali stimolare un movimento culturale e sociale, un movimento partecipato per riappropriarsi del proprio territorio, per far sì che le aree dismesse o degradate non fossero e non siano più un 'vuoto a perdere'. Le nostre furono e sono state ancora fino a poco tempo fa azioni e manifestazioni in cui volevamo mettere in grande evidenza quei 'confini planetari' che l'intervento umano non dovrebbe oltrepassare. Sono infatti proprio quei confini etici e soprattutto estetici il cui sacrilegio, come più e più volte ebbero a dire le Nemesiache, non può che determinare effetti disastrosi. Le nostre performance, i nostri interventi ebbero sempre l’intento di stimolare e favorire l’attenzione generale sul danno immenso che si genera quando si violenta il territorio. Violentare la Madre Terra è come violentare la propria madre. Ma non si è mai trattato di auspicare e sollecitare una mera riappropriazione del territorio, dello spazio urbano e non solo urbano! Le Nemesiache erano ispirate e motivate dal fortissimo e profondo desiderio di riappropriazione delle proprie origini!
Purtroppo la storia è sempre stata fatta e scritta dagli uomini. Ma non sempre. Personalmente ritengo che tutte le donne italiane debbano sentirsi in debito con Francesca Viola e con il suo coraggio. Che cosa ha implicato “il suo rifiuto”?
Il rifiuto di Franca Viola, argomento al quale dedico alcune pagine nel libro (65/66) con mie riflessioni in proposito, fu un evento importantissimo perché il processo che ne seguì ha fatto storia e segnò una svolta decisiva nella mentalità e nella cultura soprattutto delle donne. Però Franca ebbe il sostegno e l’aiuto fondamentali dei genitori, cosa che per quei tempi ed in quei territori era praticamente impensabile. All’epoca lo stesso articolo 544 del codice penale prevedeva il matrimonio “riparatore” che estingueva il reato. Cioè, se l’autore del rapimento e dello stupro contraeva le nozze con la persona “offesa”, si toglieva tutto da mezzo e amen! Del resto allora la violenza sessuale era considerata oltraggio alla morale e non reato contro la persona...
Violenza carnale riconosciuta come reato contro la persona, depenalizzazione dell’aborto, possibilità di scioglimento del matrimonio, abolizione della legge che prevede il delitto d’onore. Da queste e molte altre tappe è costellato il percorso di emancipazione della donna italiana. Ci parli di questi punti fondamentali.
Giustamente sono definite tappe del percorso di emancipazione della donna... Prodromici, per così dire, rispetto alla liberazione del femminile che è cosa molto più ampia e comprende non solo i diritti costituzionalmente considerati e sanciti ma in primo luogo la piena realizzazione delle pari opportunità che non sono la stessa cosa... Inoltre una vera liberazione del femminile non può esserci senza una pratica tra donne in autocoscienza. Anche questo argomento viene affrontato nel libro (92/95) dove chiarisco alcune cose importanti circa il primo ed il secondo punto, nonché a proposito del disastroso blackout di memoria storica che c’è stato negli ultimi venti, venticinque anni a dir poco... Comunque, tratto approfonditamente sia la modifica del reato di violenza carnale che, con la legge 15 febbraio 1996 n. 66 fu fatta nel senso di trasformarla finalmente in reato contro la persona, che la depenalizzazione dell’aborto rispetto al quale le Nemesiache affiancarono le altre femministe in lotta, come sempre quando c’erano obiettivi importanti per la emancipazione femminile, ma non mancando tuttavia di esprimere di volta in volta i propri contenuti e le analisi a proposito della sessualità e del rapporto uomo donna. Abbiamo anche noi contribuito alla lotta per ottenere la legge sul divorzio e confermarla con la consultazione referendaria così come per eliminare sia dal codice penale che, per quanto possibile, dalla subcultura patriarcale e maschilista il delitto d’onore. Ma se oggi si uccide meno una donna a causa del suo “adulterio”, non mancano ed anzi sono in disastroso aumento gli assassinii di donne che osano prendere la decisione di separarsi, magari proprio per sottrarsi alla violenza dei compagni... Argomento assai doloroso e scottante: mai come in questi ultimi anni, la mentalità maschile sembra aver subito un regresso disastroso con l’intensificarsi dei femminicidi...
Le nuove generazioni di donne sembrano credere che la parità sia un diritto acquisito per sempre. Che cosa ne pensa in proposito?
Infatti... Una mera illusione ed anche molto pericolosa. Non bisogna dare mai niente per scontato ed in particolare i diritti e gli spazi di libertà conquistati dalle donne a caro prezzo! Il patriarcato è sempre in agguato in tutte le sue forme più o meno riconoscibili e a tutti i livelli, anche istituzionali e governativi. Anzi... Soprattutto quelli, perché l’arroganza e la prepotenza della sua sottocultura è intimamente e strettamente connessa alle più o meno recenti gestioni del potere economico/finanziario/politico, alla loro conseguente e devastante colonizzazione mass-mediatica di trentennale memoria, alla piovra che ne è funzione ed esercizio principale e che si chiama capitalismo finanziario insaziabile e selvaggio, iperproduzione da iperconsumismo e viceversa! Con tutti i penetranti tentacoli, gli annessi ed i connessi... Affronto questi argomenti in molti passaggi del libro.
Le Nemesiache hanno evidenziato l’importanza delle donne di esprimersi attraverso diversi linguaggi artistici come il teatro, il cinema, la poesia. Vuole condividere con noi alcuni lavori che hanno visto la luce in questi anni?
Lina Mangiacapre si propose come visione alternativa sia al femminismo che al marxismo. La sua azione politica si fondava sull’arte in molte delle sue espressioni, come strumento di lotta politica. Le Nemesiache furono a loro volta quasi tutte artiste eclettiche, sempre estremamente critiche nei riguardi degli assetti costituiti e operarono artisticamente e culturalmente sul territorio partenopeo e campano con azioni memorabili, ricollegandosi a Napoli, a Cuma, alla Sibilla con continui richiami mitologici, riferendosi cioè ai miti del territorio, per evidenziare la necessità di liberare le origini, la profondità, la bellezza e lo spessore della cultura partenopea, da troppo tempo confinata in schemi riduttivi in versione più che altro di tipo folcloristico. Tra le manifestazioni di particolare significato in tal senso è da ricordare il progetto/evento internazionale - quasi un ponte di iniziative tra il capoluogo campano e Londra, Parigi e Valencia - in programma a Napoli dal 18 al 31 maggio 2015, dal titolo Nemesis Oltre/ Nemesis Beyond e articolato in una serie di eventi allo scopo di delineare una mappa del pensiero femminile napoletano. Era partito dall’esigenza di approfondimento ed ampliamento del libro di Giulia Damiani, giovane ricercatrice e scrittrice, «folgorata» sulla via delle Nemesiache, alle quali aveva dedicato il libro «Napoli in the Unmapped Practice of Le Nemesiache». Una originale ricerca per il suo master di specializzazione al Royal College of Art di Londra, dove la 25enne studiosa di Cesena viveva, studiava e vive e lavora ancora. Molto importante la provocatoria azione politica al Castel dell’Ovo, durante un marzo donna del Comune di Napoli, in pieno convegno istituzionale sull’informazione. Ma non era solo una scelta provocatoria nei riguardi di un sistema giornalistico ad impronta maschile, quando non maschilista! Quel trasgressivo abbigliamento, tutte vestite e truccate da maschi, fu voluto soprattutto per affermare una originale e innovativa analisi di Lina Mangiacapre, che chiamò ‘transfemminismo’, termine successivamente mutuato da altri ma in realtà coniato da lei. Andava ben oltre il difendere l'eguaglianza di genere nella società, oltre la considerazione che i ruoli di genere siano una costruzione utilizzata come strumento di oppressione. Anche in questo ambito il pensiero di Lina Mangiacapre fu molto originale, speciale ed unico! Come dimostra la sua intensa produzione, in particolare quella filosofica, soprattutto con il suo libro “Faust-Fausta” da cui trasse la sceneggiatura per la realizzazione del film omonimo, con la sua regia. In Faust-Fausta entrambi i sessi si ribellano portando alla mutazione di sé il proprio desiderio. Non si tratta più solo dell’uomo e della donna moderna ma della nascita di un essere in mutazione, la cui identità sessuata sarà in continua metamorfosi nel senso della passione e del desiderio. A parte la lunga ininterrotta serie di Rassegne del Cinema femminista all’interno degli Incontri internazionali del Cinema di Sorrento, nonché la annuale partecipazione alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia con l’assegnazione di un premio speciale dapprima “Elvira Notari”, dopo la scomparsa di Nemesi “Premio Lina Mangiacapre”, potrei citare “Io/Il Mistero/ le S” - 1986 (viaggio dell’artista che interroga la Sibilla per attraversare l’Averno e ritrovare con il possesso del Ramo d’oro - la telecamera - se stessa come Sirena-Sibilla-Strega); “Per i Campi Flegrei” video musica poesia a “Caffè Poesia” al Caffè Caflish, cui seguì l’azione della discesa alla Gaiola 1977 e poi “Musica poesia immagini per i Campi Flegrei” al Caffè Gambrinus 1986/87 ed al KGB con i “look poesia”... E che dire del film “Didone non è morta”, dove Napoli e i Campi Flegrei diventano lo scenario in cui la fondatrice di Cartagine ritorna alla vita insieme al suo sogno di unità della civiltà mediterranea? A tanta produzione in azioni ed immagini va poi aggiunta quella cartacea, dagli scritti di teoria femminista come il Manifesto delle Nemesiache, i Cicli Lunari, i Cicli solari, il Manifesto meta spaziale, il Manifesto della creatività (1976), il periodico Mani-Festa ecc. ecc. Comunque per una ricostruzione più dettagliata della produzione nemesiaca ed in particolare di Lina Mangiacapre si può visitare il nostro sito www.lenemesiache.it
Liberiamo la mente da violenza e paura e generiamo armonia. Questo è lo slogan per la manifestazione del 29-11-2015 “In marcia per il clima con la musica e la poesia”. Evento che ebbe scarsa partecipazione. Perché le donne sono sempre meno interessate a seguirvi?
Si tratta di due cose diverse: un conto fu la scarsa partecipazione dei napoletani alla Manifestazione per il Clima del 2015, dove peraltro bisogna tener conto anche della scarsità di informazione che ci penalizzò oltre che del fatto che i cambiamenti climatici in quegli anni (appena quattro o cinque anni fa, ma è come se fosse trascorso molto più tempo, vista la paurosa velocità che il fenomeno ha assunto tanto che è ormai quasi completamente fuori controllo...) nonostante esperti, scienziati e ambientalisti da decenni annunciassero la gravità delle problematiche derivanti, non erano attenzionati dai mass media come avrebbero dovuto e la gente in grandissima parte non ne sapeva niente o se sapeva qualcosa faceva gli scongiuri... Altra cosa è la mancanza di un ampio seguito di donne, che peraltro ha caratterizzato il gruppo delle Nemesiache, essendo noi fuori dai cori. Anche se il gruppo fu molto conosciuto non solo in città e frequentato da molte donne per periodi più o meno lunghi di tempo. Ma un totale accoglimento ed una piena condivisione dei contenuti, delle analisi e soprattutto del quotidiano del gruppo che coincideva peraltro in tutto e per tutto con la sua pratica politica, richiedevano evidentemente una particolare predisposizione da un lato e una realtà individuale, familiare e lavorativa dall’altro che difficilmente si conciliavano con le modalità e i ritmi nemesiaci... Oltre che con la loro pratica di autocoscienza, così particolare e diverso da quella degli altri collettivi. Era un metodo inventato da Nemesi che si differenziava da quello “ortodosso”: il nostro gruppo riteneva sì molto importante come forme di liberazione la parola e la gestualità ma la nostra forma di autocoscienza fu la Psicofavola. Il teatro, in particolare era una forma di liberazione psicoemotiva che, riprendendo le tracce storiche dei contenuti culturali volutamente confinati nella dimensione irreale del sogno e della fantasia, intendeva porle come storia e realtà della nostra dimensione, cioè il femminile. Altro discorso ancora è il mancato seguito di donne, soprattutto le più giovani, oggi. A parte che ci sono lacerazioni, frantumazioni, conflittualità e troppi femminismi, la realtà è ormai talmente diversa rispetto a quella che fu negli anni dell’epopea neo femminista che è ardua per non dire impossibile impresa coinvolgere e attrarre nel suo patrimonio politico e culturale le donne, a loro volta molto, troppo diverse da quelle di allora.
Parliamo di femminicidio. Ci dia una spiegazione di questo orrendo fenomeno.
Il fenomeno rientra nel più ampio discorso sulla violenza di genere, ma si è molto amplificato negli ultimi anni anche se bisogna comunque tenere conto dell’effetto enfatizzante e da cassa di risonanza dei mass media... Comunque è risaputo che la gran parte dei maschi occidentali, europei ed in particolare gli italiani si sentono ancora padroni della propria compagna, spesso persino in storie appena iniziate, tanto da continuare a pretendere di esserlo anche come ex e spesso vendicandosi dell’insopportabile oltraggio di essere stati respinti o di aver dovuto subire una separazione per decisione della donna o di averne intuito e/o essere venuti a conoscenza delle sue intenzioni. E vendicarsene, spesso anche su figlie e figli, come tanti fatti di cronaca recenti dimostrano. Nel libro faccio riferimento all’arcaicità del fenomeno, ancora così presente se si pensa all’epoca del pater familias e del suo potere e diritto di vita e di morte sugli altri componenti del nucleo familiare e dintorni. In alcuni poi le apparenze ingannano per cui nascondono i veri sentimenti (per così dire...) che li animano ma il compagno padrone è lì, sempre in agguato e pronto a venir fuori d’un balzo se le circostanze lo ‘provocano’. C’è da chiedersi quindi come mai in tanti secoli, addirittura millenni, la donna (occidentale) si è evoluta fino a come e dove sappiamo, mentre sempre più fatti e terribili episodi dimostrano che molti uomini, lungi dall’essersi a loro volta realmente evoluti sono addirittura in una fase di regressione ed esprimono violentemente la loro latente arcaicità! Per di più – ahinoi! – con la assurda, paradossale complicità di donne, soprattutto giovani che vanno portando in giro cartelli su cui hanno scritto frasi veramente paradossali e senza evidentemente comprenderne la gravità né tantomeno fino a che punto rappresentino la loro interpretazione distorta della parità, della libertà sessuale, della coscienza e coerenza femministe. Inoltre, secondo me, ma non solo secondo me, mai come in questi ultimi anni nel fenomeno complessivo in atto, non è irrilevante, come la sinistra pretende si creda, l’apporto distruttivo di subculture di importazione, spesso pregne di risvolti “religiosi” e/o tribali e inquietanti nella loro violenza e ferocia. Anche se la percentuale di donne ammazzate per mano di uomini provenienti da altri paesi e portatori, tutt’altro che sani, di altre religioni e culture è minima rispetto a quella che riguarda gli italiani per nascita e da generazioni, va da sé che è stupido dare a questo un valore sproporzionato, posto che è proprio nei numeri la spiegazione: ci mancherebbe solo che le percentuali fossero uguali o addirittura invertite!
Come si pone verso queste nuove associazioni femminili come “Se non ora quando” (2010), il Movimento “Me Too”, “Non Una di Meno”?
In appendice al libro scelsi di mettere alcune informazioni a proposito di questi movimenti femminili, ma non entrare nel merito sia perché è della storia delle Nemesiache che il libro parla, sia perché la mia posizione personale è in parte favorevole nei loro riguardi ed anzi non concordo con altre femministe radicali e separatiste molto critiche nei loro riguardi e penso che sarebbe opportuno che noi “storiche” cercassimo il modo migliore per superare le barriere e trasmettere alle più giovani la nostra esperienza, il nostro patrimonio. Ma non è facile. In genere le più giovani sono respingenti, spesso molto critiche, supponenti e a volte arroganti e sarcastiche nei riguardi di un femminismo come il nostro che considerano superato quando non di intralcio e di chiusura nella realizzazione dei loro percorsi. Comunque, tanto per completare il discorso, io penso che le donne in politica debbano poterci andare liberamente e senza dover dimostrare di essere migliori degli uomini, anche se spesso lo dimostrano senza volerlo... Su questo non ho dubbi. Però che la politica maschile si infiltri in quella delle donne è pericoloso e molto distruttivo per il femminismo. Per lo meno per quello storico, radicale e separatista! Ma questo è oltremodo difficile da far comprendere alle femministe d’oggi perché non hanno alle spalle una lunga pratica di autocoscienza come quella dei collettivi anni ’70 e oltre, in cui confluirono moltissime donne provenienti dai collettivi misti. Questa pratica chiarì molto bene fino a che punto fossero differenti i progetti, quello della politica maschile (che accettava le donne nella misura in cui si adeguassero e vi aderissero pienamente) e quello della politica femminista. Due progetti che dovevano e dovrebbero ancora, oggi più che mai, restare distinti. Quando ci si ritrova, per motivi che possono anche essere giusti e opportuni, a fare politica con gli uomini, quella è politica degli uomini! Certamente per le donne che ci sono dentro è difficilissimo operare per cambiarla, ammesso che abbiano una coscienza femminista radicale perché ostacolate in molti modi come del resto accade in tantissimi ambiti per quanto riguarda la libera espressione della soggettività femminile. Inoltre una presenza maschile nella dimensione della “politica delle donne e per le donne” in realtà la snatura più o meno palesemente e comunque in modo capzioso e tendente sempre, a destra, al centro o a sinistra (ahinoi!) a renderla nuovamente politica degli uomini. Nel novembre 2018 ci fu una Manifestazione a Roma contro la violenza sulle donne. Una grande mobilitazione, per dire stop al femminicidio, dove i partiti della sinistra tentarono nuovamente di proporre, se non imporre, alle ‘femministe’ di sfilare con la sola sigla di Nudm - Non una di meno, sperando di evitare alle altre organizzazioni femministe di presentarsi con propri colori, bandiere e loghi. Un vero paradosso, nella giornata per l'eliminazione della violenza maschile sulle donne! Ovviamente l’energia e la forza dei movimenti e delle associazioni non lo permisero e presero lo spazio di cui avevano bisogno con propri colori, bandiere e loghi. Il punto è che, se prima si sbatteva la testa contro un fatto evidente e cioè che la parità non c’era, oggi, anzi già da ‘ieri’ molte, troppe persone partono da una premessa di parità, salvo scoprire più tardi che la faccenda è più complessa: la cultura sessista permane in una costruzione sociale travestita in molti modi più o meno sfacciati. Per chi non ha strumenti di analisi e coscienza politica indispensabili per la decodificazione delle apparenze e la emersione della sostanza nonché dei significati subliminali, per così dire, è molto difficile comprendere il valore e la necessità del separatismo radicale.
Definisca il suo libro con tre aggettivi.
Emozionante, sincero, vigoroso.
Che cosa lascia in eredità alle nuove generazioni di donne?
Ho scritto un libro da divulgare, oltre che leggere, che è “un monumento di esperienza civica, civile, teatrale, musicale, politica” per usare le parole dell’amico scrittore e poeta Fabio Martini, fondatore de l’Inedito. Un lavoro poderoso, in cui descrivo la genesi e la lunga storia di un collettivo di donne che hanno fatto la storia del femminismo e realizzato un patrimonio unico e indissolubile al mondo femminile e alla storia del femminismo. E sono già in molte e molti da alcuni anni le/i giovani che scelgono per le loro tesi di laurea o di dottorato la storia, il teatro, il cinema di Lina Mangiacapre e delle Nemesiache.



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