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Intervista a Fiorella Franchini

  • Immagine del redattore: ComunicatiCultura
    ComunicatiCultura
  • 10 giu 2022
  • Tempo di lettura: 3 min

Autrice del romanzo storico “Pulsa de Nura. La maledizione di Berenice di Cilicia” (Guida Editori)



Di Monica Lucignano


Giornalista e scrittrice, presente nelle giurie di molti premi letterari, Fiorella Franchini esordisce nel 1995 con “L’Orchidea bianca”; dopo aver dato alle stampe alcuni importanti testi incentrati sulla seconda metà del Novecento, dal 2014 ha iniziato a pubblicare dei componimenti narrativi che hanno gettato un occhio privilegiato su Neapolis e sul mondo che si è via via creato intorno ad essa. Una scrittura fluida, la sua, una penna vivace che non annoia, come si evince dalla sua ultima creatura letteraria “Pulsa de Nura. La maledizione di Berenice di Cilicia” (Guida Editori), per certi versi un sequel de “Il velo di Iside”, nel quale conduce il lettore ad osservare l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. da un altro punto di vista, quello della città di Napoli.



Quando nasce il tuo interesse per la Napoli greco-romana?

“Dopo alcuni romanzi che s’ispiravano a recenti conflitti nell’ex Jugoslavia e nella Repubblica Centroafricana, ho deciso di narrare vicende ambientate nella mia terra d’origine, evitando di proporre i soliti cliché narrativi. Perché non ricercare l’essenza della napoletanità nella storia di Partenope, di Neapolis, dei Campi Flegrei e della Campania Felix? Perché non riscoprire le origini di questa filosofia di vita in quelle radici lontane che risalgono ai popoli italici dell’antica Opicia, ai Greci, ai Romani, alle numerose popolazioni approdate sui lidi partenopei provenienti dalla Fenicia, dall’Egitto, dall’Oriente?

E’ stato come spalancare la porta su un mondo senza confini, ed è cominciato un viaggio sorprendente e affascinante che non smette di meravigliarmi e che mi permette di accendere un riflettore sull’immenso patrimonio storico e archeologico del territorio”.


Un accurato lavoro di ricerca traspare dalle pagine di "Pulsa di Nura": ti è risultato impegnativo o faticoso?

“La ricerca è sempre impegnativa, mai faticosa, anche se alla base di questo romanzo c’è oltre un anno di ricerche: libri, saggi, articoli. Tuttavia, è un momento magico perché significa entrare in un universo ricco di conoscenze, di vicende, di personaggi. Ad esempio, in questo romanzo ho scoperto che non ci sono testimonianze dell’eruzione da Neapolis che distava pochissimo da Pompei ed Ercolano. Abbiamo solo le lettere che Plinio il Giovane scrisse a Tacito per raccontargli la sua esperienza a Miseno e la sorte dello zio Plinio il Vecchio a capo della grande flotta di Roma accorsa a salvare i vesuviani. Che cosa accadde in città? Ho provato a immaginare questo insolito punto di vista e a raccontarlo attraverso i miei protagonisti, insieme con altri eventi, rispettando sempre i principi di coerenza e verosimiglianza”.


C'è un personaggio del tuo ultimo libro nel quale ti riconosci? Se sì, quale?

“C’è qualcosa di me in ogni personaggio ma nessuno è autobiografico. Forse, quello in cui mi riconosco di più è il navarco della flotta di Miseno Valerio Pollio Isidoro perché incarna il Mos maiorum, l’etica romana che comprende il rispetto per le tradizioni e le leggi, il senso civico, la pietas, il valore militare, l'austerità dei comportamenti, valori che mescolati a quella vena lirica che induce Valerio a leggere poeti come Orazio, Carullo, Virgilio, ne fanno il rappresentante di quella ideale humanitas di cui mi sento erede”.


Se dovessi usare tre aggettivi per descriverti, quali sceglieresti?

“Curiosa, idealista, determinata.

Curiosa perché spero che la mia curiosità, quello che imparo e racconto giunga al lettore e gli trasmetta lo stesso desiderio di sapere, di conoscere, l’amore e il rispetto per il passato.

Idealista perché ogni storia, reale o inventata, non è altro che il racconto epico dell’eterna lotta tra il bene e il male.

Determinata perché nonostante le difficoltà di varia natura che impone la scrittura credo nella sua funzione culturale, intellettuale, umana”.



La Napoli di oggi: paradiso abitato da diavoli, iconica e isiaca, come è cambiata da quando hai pubblicato "L'Orchidea bianca"?

“Mi viene subito in mente la definizione di Curzio Malaparte: “Napoli […] è la più misteriosa città d'Europa, è la sola città del mondo antico che non sia perita come Ilio, come Ninive…”. Sono passati parecchi anni dal mio primo romanzo, da quando cercavo scenari esotici. Napoli appare cambiata, in realtà è sempre diversa e sempre uguale a se stessa, con i suoi pregi e i suoi difetti. Sembra che si omologhi alla contemporaneità poi, all’improvviso la riscopri anticonformista e atavica, bella, accattivante e, allo stesso tempo, feroce, per chi sa stare in ascolto, ecco riapparire l’antica sirena, con la sua voce melodiosa, le ali per librarsi verso l’infinito, le zampe pronte a ghermire e a riportarci nella crudele realtà”.


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