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Inquietudini che distorcono la realtà

  • Immagine del redattore: ComunicatiCultura
    ComunicatiCultura
  • 24 apr 2022
  • Tempo di lettura: 2 min

In attesa del volume due della quadrilogia pensata e scritta dall'autrice Anita Curci per la Phoenix Publishing, la domanda sorge spontanea: “Ramona Adler, chi sei?”



Di Alex Capuozzo

L'Inverno di Ramona Adler di Anita Curci

Per Ramona Adler scomodo il maestro Morricone, non per le suggestioni musicali che ci ha lasciato ma per una considerazione che faceva parlando di composizione: la musica prima si pensa e poi si scrive. È la prima cosa che mi è venuta in mente mentre iniziavo la lettura de L’Inverno di Ramona Adler di Anita Curci. Edito da Phoenix Publishing nel settembre 2021.

Anita doveva avere qualche cosa di forte da dire e per trasformarlo in un romanzo deve averci pensato a lungo, tanto che ne percepisco la sua presenza nella protagonista della storia, fosse anche solo per la suggestione che è donna e che lavora per una casa editrice. Deve anche essersi subito resa conto che la faccenda era ingombrante assai, tanto che il lettore viene subito informato del fatto di avere tra le mani solo il primo atto di un’opera svolta in quattro libri. Quattro come le stagioni, non è difficile intuirlo.

La narrazione è piacevole, l’empatia tra lettore/lettrice e protagonista si stabilisce in fretta. Potrebbe sembrare un romanzo di genere ma non lo è. I temi che tendono la trama, nella mia opinione, sono due: la perdita e la ricerca che inevitabilmente ne segue. Un classico si potrebbe osservare ma la domanda principale resta: Ramona Adler, chi sei? La risposta non è banale e questo è un bene per l’economia del romanzo. Non è uno di quei libri in cui si intuisce subito che l’assassino è il maggiordomo e la X indica il punto in cui scavare. Anita Curci è brava nel tenere sempre alto nel lettore quel sentimento che porta l’urgenza di girare alla pagina successiva.

Peculiarità della narrazione è la presenza di una dimensione esoterica, diversa dal nostro presente nella quale Ramona si ritrova a vivere ed interagire con divinità dai tratti umani. Bella scelta, tra il sopra ed il sotto l’autrice costruisce tensioni narrative coinvolgenti. Le inquietudini di Ramona distorcono la realtà o è forse il contrario?

Gli eventi sono costruiti con cura, i personaggi che circondano la nostra protagonista sono così credibili che è fin troppo facile immaginarsene tratti e profili. Mentre leggevo provavo ad immaginare il cast del film. Il set dell’azione è la Napoli dei giorni nostri ma è solo un punto di partenza, c’è un filo nella storia che tira verso la Sicilia. C’è un viaggio da fare, una meta da raggiungere e un sipario da strappare per ottenere la ricompensa finale.

C’è tensione in questa storia, una tensione che mi ha costretto, e non mi capita spesso, a leggerlo tutto d’un fiato in un tranquillo pomeriggio di inizio primavera. Anita Curci affascina il lettore con una serie di eventi e di intrecci che non è facile uscirne. Tornando a scomodare il maestro Morricone, questo è un romanzo fatto di melodie e contrappunti che formano un romanzo nel quale è facile ritrovarsi.

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