Il romanzo di una vita all'insegna dell'eccezionalita'
- ComunicatiCultura
- 27 mag 2022
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 30 mag 2022
Antonietta Caruso si racconta in "Al di là del buio", edito da Kairos

di Antonio Tedesco
Di quante cose è composta la storia di una vita. E di una vita così particolare come quella che Antonietta Caruso ci racconta in Al di là del buio – l'incredibile storia di una non vedente, scritto in collaborazione con Anita Curci, che ha curato l'elaborazione del testo, e pubblicata dall'editore Kairòs (pp.175, € 15,00). Una vita che, letteralmente, affonda le sue radici nella storia. A partire da una piccola comunità un po' appartata fino a trovarsi, poi, pienamente coinvolti in alcuni dei passaggi decisivi dello scorso secolo, tra crisi, guerre, e rinascite. Antonietta Caruso ci introduce in questo racconto partendo dalla fine dell'Ottocento. Dai suoi avi, esponenti di un casato nobiliare che disperderà, nel tempo, beni e possedimenti, ma lascerà in lei una sorta di eredità interiore e spirituale. Attraversati rapidamente i primi decenni del Novecento si arriva agli anni del Secondo Conflitto Mondiale e alle Quattro Giornate di Napoli, nelle quali, come ha saputo dai racconti che le venivano fatti da bambina, la sua famiglia aveva avuto un ruolo attivo, ma anche dolorose perdite, con relativi strascichi di sofferenza e di dolore. Ma alla fine si aprirono, nel Secondo Dopoguerra, nuove prospettive di benessere e di speranza. Ed è a questo punto che i genitori di Antonietta si incontrano, formano una famiglia, e la storia personale dell'autrice può cominciare. Una storia in cui confluiscono molti degli elementi che l'hanno preceduta e che non a caso, quindi, sono posti all'inizio di questa narrazione.
Ci sono molte maniere per le quali una vita può definirsi eccezionale. Quella di Antonietta lo è stata, in primo luogo, perché ha saputo reagire a sconforto, sofferenza e dolore senza cedere all'apatia o alla rassegnazione. Ha affrontato i momenti difficili rilanciando la posta, per così dire. Non vedente dall'età di vent'anni per una malattia ereditata dalla nonna paterna, ha messo su, comunque, una famiglia, ha avuto figli, si è dedicata allo sport. E non a uno sport qualunque, ma alla vela, partecipando con ottimi esiti, in qualità di timoniere, a numerose competizioni. Da quell'avo nobile decaduto, di cui si narra nel primo capitolo, le arriva, invece, una capacità percettiva superiore, una sensibilità elevatissima che le consente di avvertire (in un certo senso “conoscere”) gli eventi che stanno per accadere e la piega che talune cose prenderanno. Una facoltà che Antonietta confessa di avere dapprima vissuto con un certo disagio ma con la quale, col tempo, ha imparato a convivere, se non proprio a gestire. Come era stato anche con suo padre che, forse a causa di un grumo di sangue congenito e non asportabile al cervello, soffriva di crisi epilettiche e di scissione della personalità, modificando, nelle fasi acute di crisi, completamente la propria identità. Tutto questo e molto altro ancora nel denso “romanzo di una vita” che offre a chi legge prospettive nuove e diverse per “vedere” e valutare anche la propria di vita. Un intreccio di fatti, esperienze ed emozioni che trovano la loro forma letteraria fluida ed elegante nella scrittura con cui Anita Curci ci rende partecipi di questo coinvolgente e sorprendente materiale narrativo, ma sarebbe meglio dire esistenziale, del quale Antonietta Caruso è precisa, scrupolosa e partecipe depositaria.
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