"Il Bambino con la Bicicletta Rossa" di Giovanni Meola
- ComunicatiCultura
- 7 dic 2022
- Tempo di lettura: 4 min
Liberamente ispirato al 'caso Lavorini', nove voci da un rapimento, immaginate e affidate a volto, corpo e voce di un unico interprete

Un caso di cronaca, il primo rapimento di un minore finito tragicamente. Ermanno Lavorini, dodici anni, esce già da solo, inforcando la sua bicicletta Super Aquila rossa, ma un pomeriggio, da quel giro in bici, non torna più.
E’ liberamente ispirato a quella vicenda lo spettacolo Il Bambino con la Bicicletta Rossa scritto e diretto da Giovanni Meola, con Antimo Casertano, in scena da giovedì 8 dicembre 2022 (repliche fino a domenica 11) al Teatro Elicantropo di Napoli, presentato da Virus Teatrali e Teatro Insania.
Primo evento mediatico in assoluto in Italia, il caso-Lavorinifu sulla bocca di tutti, tutti si sentirono genitori, fratellini o sorelline del piccolo rapito. Poi, di lui, tutti si dimenticarono.
Il rapimento e l'uccisione di Ermanno Lavorini furono subito rubricati (da stampa, TV, forze
dell’ordine e inquirenti) come frutto della devianza giovanile che a Viareggio significava il giro della prostituzione omosessuale e minorile che gravitava attorno alla Pineta di Ponente della cittadina balneare. Uno scandalo di proporzioni inaudite per un paese ancora puritano e benpensante.
Solo grazie alla pervicace azione di pochi, isolati, giornalisti, tra cui Marco Nozza, soprannominato il 'Pistarolo', il caso fu rimesso in discussione da un giudice istruttore che porterà a processo, e a far condannare per motivi politici, alcuni ragazzi appartenenti al Fronte Monarchico Giovanile.
“Il racconto muove – sottolinea Giovanni Meola - attraverso le voci di nove personaggi, realmente implicati in quella misteriosa vicenda, tutti impersonati da un unico attore, capace di dar vita a ciascuno di essi anche solo modificando la postura da seduto o il timbro della voce. Il testo, tra il Bambino redivivo che ama la poesia, e tutti gli altri, ognuno con la sua verità, vera, scomoda o palesemente falsa che sia, compone l'affresco di quel tempo, passaggio tra la fine del Boom economico e l'inizio degli Anni di Piombo”.
Il Bambino con la Bicicletta Rossa nasce, a cinquant'anni esatti da allora, dall’intuizione di un giovane attore che affida alla penna di un drammaturgo la sua piccola ossessione, ricostruire cioè la vicenda, dimenticata e sepolta nonostante il clamore enorme dell’epoca, e raccontarne i retroscena e i perché della sua scomparsa dalla memoria pubblica odierna.
Nove voci affidate a volto, corpo e voce di quello stesso attore ancora oggi alle prese con quell'ossessione che, in scena, anche attraverso un inesausto lavorio fisico, potrà finalmente domare, per raccontare quella che forse fu proprio l’infanzia delle stragi, come scrisse qualcuno in quegli anni, Cassandra inascoltata o forse volutamente trascurata.
In fondo, l’Italia non continua, ancora oggi, a essere il paese dei misteri irrisolti?
Il Bambino con la Bicicletta Rossa di Giovanni Meola
8>11 dicembre 2022 - Teatro Elicantropo di Napoli, Vico Gerolomini 3
Inizio delle rappresentazioni ore 21.00 (dal giovedì al sabato), ore 19.00 (domenica)
Info e prenotazioni al 3491925942 (mattina), 081296640 (pomeriggio)web www.teatroelicantropo.com
8>11 dicembre 2022
Napoli, Teatro Elicantropo
Virus Teatrali e Teatro Insania
presentano
Il Bambino con la Bicicletta Rossa
(voci da un rapimento)
scritto e diretto da Giovanni Meola
liberamente ispirato al ‘caso Lavorini’
con Antimo Casertano
scenografia, Flaviano Barbarisi
costumi Marina Mango
assistente alla regia Anna Bocchino
assistente scenografo Alessandro Francione
foto di scena Nina Borrelli
progetto grafico Francesco Cotroneo
da una suggestione di Antimo Casertano
semifinalista In-Box 2020
vincitore bando nazionale POLITAI VISIONARI 2020 (festival POLIS-Ravenna 2021)
durata 75 minuti
Un caso di cronaca: il primo rapimento di un minore finito tragicamente. Viareggio, Gennaio 1969: la ‘strategia della tensione’ è ancora a qualche mese dall’avere ufficialmente inizio, mentre sta avendo termine il ‘boom economico’.
Ermanno Lavorini, 12 anni, esce già da solo inforcando la sua bicicletta Super Aquila rossa.
Ma un pomeriggio, da quel giro in bici, non torna più.
Primo evento mediatico in assoluto in Italia, il caso-Lavorini fu sulla bocca di tutti, tutti si sentirono genitori, fratellini o sorelline del piccolo rapito. Poi, di lui, tutti si dimenticarono.
Tutti. Per quali motivi?
Di lì a poco, bombe, attentati, lotte ‘rivoluzionarie’ o ‘reazionarie’ avveleneranno il paese.
Il contesto storico-politico
Il rapimento e uccisione di Ermanno Lavorini furono subito rubricati (da stampa, TV, forze
dell’ordine, inquirenti) come frutto della devianza giovanile che a Viareggio significava il giro della prostituzione omosessuale e minorile che gravitava attorno alla Pineta di Ponente della cittadina balneare che, nel frattempo, era diventata uno dei simboli del boom economico italiano, meta vacanziera di tantissime famiglie della media e medio-alta borghesia del paese.
Uno scandalo di proporzioni inaudite per un paese ancora puritano e benpensante. Gli adulti coinvolti nel caso furono distrutti nella reputazione: qualcuno si suicidò, qualcun altro morì di crepacuore, qualcun altro ancora vide finire in polvere la sua carriera politica.
Solo grazie alla pervicace azione di pochi, isolati, giornalisti, tra cui Marco Nozza, soprannominato il ‘Pistarolo’, il caso fu rimesso in discussione da un giudice istruttore che porterà a processo, e a far condannare per motivi politici, alcuni ragazzi appartenenti al Fronte Monarchico Giovanile, diversi esponenti dei quali cambiarono decine e decine di volte versione durante gli anni di indagini e detenzione, depistando scientificamente il corso delle cose.
Nel frattempo, a Viareggio veniva fatto naufragare il progetto politico di un’alleanza tra i partiti socialista e comunista uniti a fronteggiare l’avanzata delle destre missina e monarchica. Un intreccio perverso di devianza minorile, eversione politica, insabbiamenti, depistaggi e reticenze.
Il ‘caso Lavorini’ fu definito da molti una sorta di anticipazione della strategia della tensione che di lì a pochi mesi (Dicembre ’69) scoppierà in tutta la sua virulenza.
Quando le indagini furono correttamente indirizzate verso la matrice politica (i ragazzini del Fronte Monarchico rapirono il bambino per ottenere un riscatto con cui finanziare azioni eversive e dinamitarde per bilanciare le proteste che, da sinistra, i giovani cominciavano a fare sull’onda del ’68 parigino, come nella contestazione avvenuta il 31 Dicembre ’68 a Viareggio, alla Bussola, il locale più famoso d’Italia), calò di botto l’attenzione sul caso e sulla sua vera matrice.
Del resto, nel frattempo, avevano cominciato a scoppiare le bombe.







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