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Caotica solitudine nel libro di Alex Capuozzo

  • Immagine del redattore: ComunicatiCultura
    ComunicatiCultura
  • 29 giu 2022
  • Tempo di lettura: 4 min

“Risorse umane”, un appassionante romanzo ambientato a Napoli, passando per l’interiorità del protagonista. Graus edizioni



Di Fabio Gaudiosi


“Risorse umane” di Alex Capuozzo, edito da Graus edizioni (234 pagg - 15,00 euro), è un libro che riesce da subito ad appassionare il lettore, immergendolo fin dalle prime pagine nel corso degli eventi che riguardano la vita del dottore Salvatore Rosetti.

Appare infatti immediatamente chiaro che l’intento dell’autore non sia quello di presentare un protagonista già ben definito, dai contorni esatti, che sappia agire egli stesso direttamente sugli eventi, ma invece un personaggio che viene descritto come “un uomo in pausa”, sfumato nelle sue incertezze e instabilità, difficile da inquadrare per il suo contraddittorio bisogno di isolarsi e attirare compagnia; il protagonista di questo romanzo è insomma un personaggio abituato a subire la realtà più che a controllarla, tanto è vero che egli riesce a porsi in un quadro ben definito dinanzi agli occhi del lettore soltanto quando il romanzo finisce, con la scelta dell’autore di concedere particolari del suo passato soltanto quando necessario, senza forzare nessuna descrizione, ma facendo sì che siano gli eventi a restituire un’immagine mano a mano sempre più chiara della sua personalità.


Salvatore infatti è un uomo che nella vita ha fatto tanto; nato a Napoli, ha lavorato anche a Milano e a Roma non riuscendo però mai ad ambientarsi davvero in queste realtà dove, seppur guadagnando tanto, la serenità e l’auspicata felicità venivano oscurate dalle fredde ombre di una caotica solitudine, composta dalla presenza di relazioni tossiche che consumavano il protagonista già di per sé incapace di affrontare gli eventi. A Roma, la fine della relazione con Simona, consente a Salvatore di fuggire finalmente dalla sua sopravvivenza e ricercare un rifugio a Napoli, nascondendosi in una bolla, lontano da passato, presente e futuro, cercando di sospendere temporaneamente tutte le conseguenze, ossia evoluzioni incontrollabili di decisioni prese dagli uomini che la vita trasforma in insostenibili pesi. Salvatore cerca dunque un luogo dove mettersi in pausa, ritrovare la tranquillità, lontano da tutto ciò che sia spaventosamente complicato. Ma l’arrivo di una signora, Teresa Vagante, soprannominata da lui “mina”, lo mette dinanzi all’esigenza di dover in questo caso agire per forza, trascinandolo in un succedersi di eventi che lo porteranno finalmente a fare pace col proprio passato. Se infatti la vita di Salvatore era sempre stata contrassegnata dalla volontà di fuggire da ciò che era stato, trovando quindi il presente sempre e solo attraverso vie di fuga, a Napoli il protagonista vedrà finalmente ricomporsi la sua linea temporale, consentendogli di pensare per la prima volta davvero al futuro.


“Risorse umane” è un libro ambientato a Napoli, e fa uso dei luoghi di questa città per raccontare i turbamenti, le insidie e gli stati d’animo che animano Salvatore. Leggendo le pagine di questo romanzo ci si ritroverà quindi nella quiete di via Caracciolo nei lunedì sera tornando da lavoro, o nel caffè da Mario a piazza Municipio, o ancora nei vicoli di largo Sermoneta, dove il nostro protagonista compra la frutta dal simpaticissimo Giacomino. Insomma, nel libro la ricerca di un’identità da parte del protagonista si inserisce all’interno di un contesto particolare, dove la città sembra dialogare con Salvatore, assecondandolo o contraddicendolo, ma ponendosi sempre come un faro, un punto da cui iniziare per un uomo che aveva ricominciato da zero.


Nel romanzo ovviamente Salvatore è accompagnato da vari personaggi, importanti e imprescindibili nella storia, molti dei quali inseriti nell’ufficio nel quale lavora; uno di questi è ad esempio Greta, figura formidabile per la sua caratterizzazione, probabilmente anche quella che riesce meglio a comprendere il protagonista entrando sempre di più mano a mano in sintonia con questi; o Gloria, assistente di Salvatore, o ancora gli amici di una vita, Sergio e Maria, di cui Capuozzo si serve per creare dei trait d’union narrando il passato del protagonista. Nonché Maurizio e Ginevra, vecchie conoscenze di Salvatore, con le quali a seguito degli eventi il protagonista lega sempre di più. Questi sono tutti personaggi che in qualche modo consentiranno a Salvatore di ricomporsi, accettarsi e svoltare dall’incessante senso di incapacità da cui il protagonista è stato oppresso troppo spesso nella vita.


Capuozzo riesce in questo libro ad affrontare con sfumature molto delicate alcune tematiche tra le più complesse, attraverso punti di vista nuovi, quasi facendo interpretare al suo protagonista una voce fuori dal coro rispetto ad una società troppo spesso rinchiusa nei propri stessi ideali. Salvatore Rosetti non è infallibile, intrappolato dalle sue paure finisce spesso per mascherare le proprie decisioni come figlie della ponderatezza quando sono solo frutto dei suoi turbamenti, però allo stesso tempo spesso riesce a valutare la realtà con distacco, prendendo una certa misura dal corso degli eventi, evitando di farsi condizionare dai luoghi comuni.

Salvatore Rosetti è una persona più che un personaggio, non è connotato delle particolari peculiarità solitamente caratterizzate nei romanzi, ma è un tipo assolutamente comune, bravo in alcune circostanze e decisamente insicuro in altre; Capuozzo restituisce un protagonista interessante, nel quale il lettore riesce facilmente a identificarsi, consentendogli di porsi le stesse domande e di crescere di pari passo con lui.

Mai quindi dedica fu più azzeccata di quella contenuta all’inizio del libro, dove l’autore si rivolge “a quelli che non sanno di essere capaci”, poiché durante la lettura si renderanno conto che la vita non si riduce a saper fare o non fare una cosa, ma nell’avere il coraggio di prendere delle decisioni affrontandone le conseguenze.

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