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Al Palazzo Bonaparte di Roma, Van Gogh in mostra fino al 26 marzo 2023

  • Immagine del redattore: ComunicatiCultura
    ComunicatiCultura
  • 4 nov 2022
  • Tempo di lettura: 3 min

Al Palazzo Bonaparte di Roma, Van Gogh in mostra fino al 26 marzo 2023

Di Francesco Gaudiosi


“Cosa sono io agli occhi della gran parte della gente? Una nullità, un uomo eccentrico o sgradevole - qualcuno che non ha posizione sociale né potrà averne mai una; in breve, l'infimo degli infimi. Ebbene, anche se ciò fosse vero, vorrei sempre che le mie opere mostrassero cosa c'è nel cuore di questo eccentrico, di questo nessuno”.

Vincent Van Gogh, nella sua lunga corrispondenza con il fratello Theo, durata dall’agosto del 1872 fino al 27 luglio 1890 (due giorni prima di spararsi), racconta l’esasperazione di un uomo che trova la sua espressione personale attraverso la tela. Ed è proprio sulla tela che confluiscono le sue emozioni, i sentimenti, il senso di tormento che affastella la mente di uno dei più amati e conosciuti pittori della storia dell’arte.

In occasione dei 170 anni dalla nascita di Vincent Van Gogh, Palazzo Bonaparte ospita la mostra a lui dedicata dall’8 ottobre 2022 al 26 marzo 2023. Un percorso espositivo di 50 capolavori dell’artista olandese provenienti dal Museo Kröller-Müller di Otterlo con il patrocinio della Regione Lazio, del Comune di Roma – Assessorato alla Cultura e dell’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi in Italia, per una produzione Arthemisia. La mostra è curata da Maria Teresa Benedetti e Francesca Villanti e propone una visita attraverso un percorso cronologico e geografico che ripercorre l’esperienza artistica di Van Gogh. Se infatti dal punto di vista cronologico la sua produzione pittorica è relativamente limitata nel tempo (si pensi al fatto che Van Gogh dipinse quasi tutte le sue opere dal 1881 al 1890), quello geografico vede l’artista olandese maturare una consapevolezza artistica prima nelle campagne natie, per poi spostarsi successivamente a Parigi, ad Arles, a St. Remi e infine a Auvers Sur-Oise, in cui Van Gogh decide di mettere fine alla sua vita tormentata.

Nel percorso della mostra, è possibile ammirare il famoso Autoritratto del 1887, uno dei primi dell’artista: nel febbraio del 1886, Vincent va a vivere con il fratello Theo a Parigi, conoscendo pittori come Pissarro, Toulouse-Lautrec, Signac, Gauguin, Seurat e Bernard. Ispirato dalle loro opere e con l’ambizione di diventare un famoso ritrattista parigino per guadagnarsi da vivere, inizia a sperimentare l’uso di stili diversi e di colori chiari e brillanti, soprattutto su sé stesso, "perché se riesco a dipingere la colorazione della mia testa, cosa che non manca di presentare qualche difficoltà, sarò sicuramente in grado di dipingere anche le teste degli altri uomini e delle donne".

L’interesse di Van Gogh è quello di conferire dinamicità ai suoi ritratti, distaccandosi da una fedele riproduzione dei lineamenti affine ai ritratti fotografici. Secondo l’artista, il ritratto deve esprimere lo stato d’animo del soggetto. È proprio nei suoi diversi autoritratti che si manifesta un percorso di ricerca della propria identità, un turbamento interiore materializzato dalle pennellate rapide ed esuberanti, dalla vivacità della composizione attraverso una pittura materica che esprime ciò che Van Gogh sentiva nelle cose che andava a mano a mano dipingendo e che voleva comunicare agli altri. Tuttavia, Van Gogh non respinge i tradizionali canoni artistici: il suo intento non era quello di essere rivoluzionario né di scandalizzare i critici o gli altri artisti che guardavano le sue opere, quanto piuttosto l’esigenza di esprimere ciò che egli sente interiormente e di analizzare le emozioni dell’artista attraverso la composizione pittorica.

Quella di Vincent Van Gogh è una storia travagliata, di un artista che dipingeva per una necessità terapeutica piuttosto che per mettere in atto un manierismo espressivo volto a compiacere la critica: forse è proprio questa sincerità artistica ad aver conferito a Van Gogh l’apprezzamento di critica e pubblico negli anni successivi alla sua morte. Sulla tela non c’è soltanto l’affermazione soggettiva dell’autore della propria disperazione o delle proprie emozioni, ma è presente un linguaggio universale, che colpisce chi ammira le sue opere a livello sia visivo che emotivo. Non c’è mostra o museo contenente capolavori di Van Gogh che non sia affollato da un pubblico di tutte le età, desideroso di soffermarsi ad osservare le opere dell’artista olandese e, di conseguenza, di cercare di comprendere il costante turbamento nella vita di questo artista.

Anche la mostra a Palazzo Bonaparte è manifestazione tangibile del costante interesse del pubblico nei confronti della figura di Van Gogh, dando la possibilità ai visitatori romani di ammirare i capolavori custoditi nel Museo Kröller-Müller. Una mostra da non perdere non solo per gli appassionati di storia dell’arte, ma per tutti coloro che vogliono emozionarsi di fronte alle opere e del celebre pittore olandese, Vincent Van Gogh.


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